giovedì 6 gennaio 2011

AMMALATI DI COMODITA'

Ieri sera mi ha telefonato Ugo, quel mio cugino che lavora in una ditta di trasporti pubblici con il quale ogni tanto parliamo di giustizie e ingiustizie sul lavoro, dei furbi che si nascondono dietro ai diritti, della maggioranza silenziosa di persone corrette che se la fanno mettere in culo senza fiatare, dei denari che non ci sono ma forse ci sono, di sinistra e non sinistra, eccetera.
Mi ha raccontato un episodio di qualche giorno fa: "stavo uscendo dal lavoro per andare a comprare una cosa per l'ufficio; stavano entrando due autisti, ognuno con la sua macchina uno dietro l'altro; avrebbero iniziato e finito il turno insieme, alla stessa ora l'entrata, alla stessa ora l'uscita. Sai una cosa? Quei due abitano entrambi in un paese qui vicino, Tritriana. So per certo che sarebbero tornati a casa a fine turno, so per certo che arrivavano da casa, me lo hanno detto. Ma perchè non si organizzano per venire con una macchina sola quando fanno lo stesso turno?! Ma se poi c'è da lamentarsi della crisi, dei napuli che fanno casino con la munnezza, dei problemi ambientali, dei soldi che non ci sono, allora si, che siamo tutti buoni a piangerci addosso. E iniziare a fare delle cose concrete?!"
Siccome stava iniziando ad alzare la voce, come fa lui quando è preso da un argomento, ho pensato di interromperlo e gli ho parlato di queste due foto:


"Guarda Ugo, l'altro giorno ero in giro con mia figlia dal nome corto, qui al villaggio. Ho visto questi due cassonetti per la raccolta della carta. Per primo ho visto quello che scoppia, con la carta che esce fuori, con i cartoni per terra. Gli ho fatto una foto. Proseguendo sono arrivato all'altro. Era vuoto. Gli ho fatto una foto. Allora per curiosità ho voluto contare quanti passi di distanza c'erano tra i due. Sai quanti passi ci sono, Ugo?! 185 passi! Cosa sono 185 passi?"
"Caro cugino, sono un prezzo troppo alto da pagare per gente ammalata di comodità..."
E ha messo giù.

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