Ricordo le sedie
bianche del bar che volarono, al rigore di Cabrini. La corsa e l'urlo
di Tardelli, una di quelle scene che mi si sono depositate laggiù in
fondo, così in fondo che manco so dov'è. Ma so che ogni volta che li
rivedo, quella corsa e quell'urlo, mi vengono i brividi.
Ricordo poi
la corsa sullo sterrato verso casa di nostra cugina, poco lontano dal
bar, per andare a chiamare mio padre ed andare a fare festa in città.
Finì con un bagno in una fontana di Perugia. Era la sera dell'11
luglio 1982, l'Italia diventava campione del mondo di calcio, io
avevo quindici anni.
Sono tornato a
cercarlo, quel bar. Quasi trentatre anni dopo. L'ho trovato, è
ancora lì. Mi ricordavo solo il nome del
quartiere di Perugia, Madonna Alta. Mi sono fermato ad un distributore a
chiedere, ma non sapevo cosa dovevo chiedere. Mentre parlavo con quel
signore mi è venuto in mente che vicino c'era una fabbrica di dolci.
Me ne ricordo ancora il gusto. E' stata la dritta decisiva, il signore gentile mi ha indicato la
strada. La fabbrica di dolci oggi non c'è più. I condomini più o
meno alti che occupano quasi tutto lo spazio davanti al bar non
c'erano allora.
E' stato emozionante ritrovare quel bar. Il
basamento, la tettoia sotto cui guardammo la partita, sono gli
stessi.
Ma non tutto è magia,
sono entrato ed ho spiegato cosa ci facevo lì, diciamo che i due non si
sono strappati i capelli dall'emozione, uno impegnato a prendere
scommesse e l'altra a guardare imbambolata una tv locale che parlava di scandali
romani. Solo una Signora un po' stramba mi guardava (con complicità?),
quasi avesse colto la mia situazione. Probabilmente perchè, in
quanto stramba, era l'unica in grado di cogliere l'invisibile agli occhi. Comunque, mi sono
seduto ed ho assaporato un po' l'emozione.
E poi è iniziata la parte
solitaria del mio piccolo viaggio centritaliano, dopo i due giorni
con la mia fidanzata ritrovata; dopo quasi nove anni di paternità e
maternità.
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