sabato 30 maggio 2009

DOSSIER OUM DHOUIL - 1

Oum Dhouil è un villaggio della penisola di Cap Bon, in Tunisia. E' la casa di Monia e della sua famiglia, che siamo andati a trovare per la settima volta dal 1992. Da allora abbiamo visto cambiare le cose, abbiamo visto crescere i bambini, abbiamo visto giovani ragazzi diventare padri di famiglia, abbiamo visto bambini viziati diventare mariti violenti, abbiamo visto splendide bambine diventare donne bellissime, abbiamo visto invecchiare gli adulti, abbiamo visto che tutto è cambiato dal punto di vista materiale per lasciare tutto immutato nel rapporti tra le persone. Abbiamo mangiato tanto cous cous. Abbiamo imparato (Moni) a cucinarlo moto bene.
Nelle prossime settimane metterò sul blog un pò di materiale, foto, racconti inventati, pensieri, osservazioni; almeno, questo è l'intento.
Cominciamo con la storia del bandito Hassin, ambientata tra il 2009 ed il 2026.

Menzel Temine, 20 agosto 2026.

Spettacolare rapina con destrezza ieri alla filiale di Menzel Temine della STB Bank. Due banditi sono entrati con uno stratagemma ingegnoso e, dopo avere immobilizzato i presenti, sono fuggiti con un bottino di alcune decine di migliaia di dinari. I due indossavano maschere carnevalesche raffiguranti l’ex monarca italiano Silvio I (recentemente deceduto alla veneranda età di 92 per indigestione di Viagra); per questo motivo non è stato possibile identificarli con certezza, anche se il capo della polizia cittadina, tenente Mohammed El Baraciuk, sospetta del famoso bandito locale Hassin e del suo complice Chukri, compagno di tante imprese criminose. I due hanno convinto la guardia della banca ad assaggiare un petit-four (tipico dolce della zona), che conteneva una potente dose di sonnifero, che ha fatto subito effetto sull’ingenuo malcapitato guardiano. Sono quindi penetrati all’interno ed al grido di “Eh Amti!” hanno costretto i clienti e gli impiegati a consegnare loro tutto il denaro.

Fino qui la stretta attualità di cronaca. Ci è sembrato utile per il lettore pubblicare alcuni estratti dalla biografia del bandito Hassin, recentemente uscita in libreria (Hassin, le bandit du Capo Bon, editore famille Ben Saleh).

“I primi segni della propensione al banditismo si manifestarono in lui sin da piccolo, intorno ai 5/6 anni. Alcuni fanno risalire il fatto alla caduta che gli capitò nell’inverno dei suoi 5 anni, che avrebbe lasciato alcune tare cerebrali, responsabili della sua deviazione verso l’eversione e la criminalità. In preda ad un momento di esaltazione atletica e sopravvalutazione delle proprie doti ginniche, si lanciò su un piatto di cous cous dal balcone di casa della zia; in conseguenza della botta si aggirò per il villaggio con gli occhi sorti per alcuni giorni.

Le prime segnalazioni risalgono al periodo dell’arrivo in famiglia del cugino Youssef, figlio adottivo di sua zia Ouassila (più tardi fuggita in Europa con il suo amante Cell O Mar, con il quale gestisce oggi un famoso ristorante fotografico sulle colline di Nizza). In particolare, nei giorni della festa per l’adozione del cugino iniziò l’avvicinamento a quello che sarebbe poi stato il compare di tante imprese, Chukri detto Taglierino (a causa di una cicatrice dalle parti del pisello di cui si favoleggia, ma che nessuno ha mai visto, essendo il bandito uso ad accoppiarsi solo con vergini che elimina subito dopo). I due si sfidavano per vedere chi riusciva a combinare il maggior numero di marachelle prima di essere beccato dalle zie e sottoposto a sedute di schiaffoni. Cominciarono in quel periodo a tormentare il vicino di casa Mohammed, il quale pur essendo più grande non reagiva ai soprusi quotidiani. Più tardi il Mohammed stesso divenne capo della polizia locale dopo una rapida carriera, intrapresa forse sulla spinta delle angherie subite nell’infanzia (che il poliziotto cerca di dimenticare in mezzo ai fumi dell’alcol).

Sempre a quei giorni si fa risalire un episodio emblematico della mentalità criminosa che lo caratterizzò fin da piccolo; il futuro bandito non aveva ancora sei anni, e si trovava su un auto affittata da certi amici europei della zia (uno degli amici venne in seguito assunto come suo biofotografo ufficiale, ma abbandonò presto l’incarico per fuggire con la zia Ouassila); la macchina era stracarica di 9 persone, tra cui 4 bambini dislocati in tutte le zone tranne il bagagliaio, e venne fermata dalla locale polizia stradale; la zia riuscì ad evitare qualsiasi problema grazie alla sua parlantina sciolta, con la quale mandò in confusione il poliziotto. Quando ripartirono il piccolo emise un sospiro, dicendo: “Uff, meno male!”, ed assestando una pacca sulla spalla della zia, nello stupore generale. Da quel giorno iniziò la sua avversione per divise e poliziotti, che non ebbe mai termine.

Altri episodi significativi dello stesso periodo sono i tentativi di eliminare i due amici europei della zia, forse per approfittare delle loro belle femmine (il bandito Hassin è oggi un noto donnaiolo, nonostante l’aspetto da diavolo Belzebù…). L’europeo più vecchio trovò un giorno una biglia di ferro dentro un petit-four, di cui era molto goloso, si recò quindi alla pasticceria per consegnare ingrugnito la biglia ad una commessa che lo guardò con aria interrogativo/indifferente; per un paio di giorni si astenne dall’acquisto dei dolciumi in segno di protesta. La mattina del terzo giorno, ritenuto sufficiente (ma soprattutto insopportabile) il boicottaggio fece il suo ingresso in pasticceria, convinto di uscirne con il suo pacchetto di dolci regalati dai gestori come risarcimento per avere venduto merce contenente pezzi di ferro. Lo accompagnavano il piccolo Hassin e la zia Monia; mentre l’europeo faceva la sua ordinazione, il futuro bandito confessava alla zia di essere stato lui a mettere la biglia di ferro nel dolce (“così per vedere l’effetto che faceva”). Non subì alcuna vendetta da parte dell’europeo, perché questi si impietosì nel pomeriggio del giorno stesso, avendo visto il bambino (venutosi a trovare senza la protezione della zia Monia, temporaneamente assente) subire ripetutamente cicli di schiaffoni da parte di un’altra zia e di sua madre, a seguito dei quali trascorse parte del pomeriggio ululando e lacrimando ma, contemporaneamente pianificando le successive azioni di disturbo della quiete domestica, che si concretizzarono nell’attentato all’altro amico della zia, quello più giovane e giocherellone. L’uomo era seduto in terrazzo, chiacchierando amabilmente con la di lui fidanza, quando precipitava al suolo, a seguito della frattura di una gamba della sedia; più tardi il piccolo avrebbe rivendicato l’attentato, ma non si capì mai se ne fu veramente l’autore, o se la rivendicazione aveva il solo scopo di aumentare il suo prestigio criminale all’interno della famiglia.

La insofferenza alle regole ed all’essere scoperto dalle guardie si manifestava chiaramente già allora, in occasione degli innocenti giochi che tutti i bambini fanno; in particolare quando partecipava al “nascondino”, ogni volta che veniva visto da chi “era sotto” subito si metteva ad urlare e contestare, delirando rispetto a qualche ipotetico trucco ai suoi danni, e si vendicava indicando a voce alta dove si nascondevano gli altri bambini”.

mercoledì 13 maggio 2009

FRATELLI D'ITALIA

Omaggio alla nazionale italiana di sledge hockey dell'amico Ciaz, che si è qualificata oggi per la paralimpiadi di Vancouver 2010, battendo i tedeschi. E vincere contro i tedeschi ha un sapore che...

lunedì 11 maggio 2009

"SONO CONTRO LA PIOGGIA!". Ma perchè nessuno mi caga?

Mi sta sulle palle perchè quando c'è, qui fa sempre freddo.
Mi sta sulle palle perchè spesso comincia e non finisce più.
Mi sta sulle palle perchè non posso stare fuori quando c'è lei.
Mi sta sulle palle perchè ha fatto disastri, anche qui, anche di recente.
E' la pioggia, quanto mi sta sulle palle.

Pero c'è, fa parte della realtà.
E se dico che mi sta sulle palle, allora mi dicono che sto dicendo una stronzata, e nessuno mi caga, perchè la realtà è la realtà, non ci si oppone. Anche quando non piace.

L'altro giorno un uomo piccolo ha detto che loro sono contrari all'Italia multietnica. Dire una cosa così è una stronzata. Perchè l'Italia multietnica c'è già, fa parte della realtà.

Ma perchè a me nessuno mi caga, e invece a lui che dice stronzate come me, tutto 'sto can can? Non è mica giusto...
Forse ho capito perchè. Le cagate che dico io nessuno se le fila. Le cagate che dice lui hanno un esercito di imbecilli pronto ad eseguirle. Specie il battaglione di quelli lì vestiti di verde. Come il pirla che vedete qui sopra, lui è uno dei più entusiasti. E' quello che qualche giorno fa ha proposto le carrozze riservate ai milanesi sugli autobus di Milano.

SCENE DA UN MATRIMONIO UGANDO-ITALIANO

Cognate!
"Amico di sempre"
Matrimonio civile
Firma qui!
Rossella
L'anello
Testimoni
Bacio, Bacio!
Les Jourdan d'Afrique
Volare 1
Volare 2
Foto di gruppo con bambina impaziente
Up & Down
Vieni qui!

venerdì 1 maggio 2009

HO VISTO BELZEBU'

L'ho visto negli occhi di Moni.
L'ho visto nell'atteggiamento del pediatra dopo che aveva parlato con il centro antiveleni, gli è un pò salita la velocità con cui cercava e parlava con l'infermiera.
Era lì nella stanza, Belzebù.
Ha aperto la porta dell'inferno e ho visto che stavamo per caderci. Ho avuto la sensazione che ci stavamo infilando in un tunnel brutto brutto.
L'ho sentito in me stesso, quando mi sono sentito mancare, quando mi sono seduto fuori nel corridoio ed ho iniziato a sudare a fiotti, quando mi sono tappato le orecchie per non sentire Blanca che urlava come mai aveva fatto mentre le facevano la lavanda gastrica.

Che le lumache da oggi si mangino pure la mia insalata, in culo a loro.
E a Belzebù.

P.S.: Il numero del centro antiveleni è 02/66101029

Oggi abbiamo cambiato dieta. Dal veleno di ieri siamo passati alla sabbia (da sempre uno degli alimenti preferiti da mia figlia...), con contorno di moccio del naso.

lunedì 27 aprile 2009

YOANI SANCHEZ


"Quando serve i vecchi attrezzi di cucina si trasformano nella scheda che non possiamo inserire nell’urna e nella mano che non osiamo alzare durante l’assemblea. Qualunque oggetto va bene, se si tratta di reclamare spazi: un telo esposto al balcone, un giornale brandito in pubblico o una casseruola percossa insieme ad altre come un tamburo. Questo primo maggio, alle 20 e 30, il gran coro metallico prodotto da cucchiai e padelle, potrebbe rappresentare la nostra voce per esprimere una protesta a lungo repressa.

Le restrizioni per entrare e uscire da Cuba sono durate troppo tempo. Per questo suonerò la pentola per i miei genitori, che non hanno mai potuto attraversare quel tratto di mare che ci separa dal mondo. Intonerò anche per me stessa la sinfonia delle casseruole, visto che negli ultimi due anni sono stata costretta a viaggiare solo virtualmente. Intensificherò il ritmo dei colpi di cucchiaio pensando a Teo, che verrebbe condannato all’uscita definitiva se provasse a salire su un aereo prima di aver compiuto diciotto anni. Tamburellerò i cucchiai per Edgar, che ha iniziato lo sciopero della fame dopo aver ricevuto sette rifiuti alla sua richiesta di ottenere un permesso di uscita. Alla fine del concerto dei metalli dedicherò un paio di note a Marta, che non ha ottenuto la “carta bianca” per andare a conoscere la nipotina nata in La Florida.

Dopo aver colpito la casseruola così intensamente, forse non potrò utilizzarla neppure per friggere un uovo. Per il necessario “alimento” di viaggiare, muoversi liberamente, uscire di casa senza chiedere permesso, sono disposta a rompere tutte le stoviglie della mia cucina"

E' finalmente disponibile la versione italiana del blog di Yoani Sanchez (desdecuba.com/generaciony_it/), la donna che scrive da Cuba, raccontando la vita quotidiana sull'isola che suscita infinite discussioni (anche tra chi manda commenti sul suo blog). Comunque la pensiate sull'argomento (nostalgici, illusi, utopisti, irriducibili, anticastristi, fautori del libero mercato, indifferenti, interessati non a Cuba ma alle cubane) secondo me vale la pena dare un'occhiata.

sabato 25 aprile 2009

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'IMBALLAGGIO

La settimana scorsa è stato aperto a Torino il primo negozio che vende solo prodotti sfusi ed alla spina, niente imballaggi. E' in via Napione 37. Il link per leggere l'articolo che ne parla è qui:

blogeko.libero.it/2009/inaugurato-a-torino-il-primo-negozio-leggero-vende-solo-prodotti-sfusi-e-alla-spina/

Alè!

25 APRILE

domenica 19 aprile 2009

MONSU TURINA E LA FIABA

"Accade che un giorno il diavolo Belzebù decide di giocare un tiro agli uomini. Così, per ridere un pò. Ma non gli viene in mente nulla di davvero divertente. Allora batte tre volte le mani, e sulla porta appare un diavoletto minuscolo, con gli occhi come due fagioli neri, e la coda lunga tre volte la sua altezza. Il diavolo Belzebù gli spiega che vuole fare uno scherzo agli uomini. Dice : "qualcosa di davvero crudele". E il diavolo con gli occhi come fagioli neri risponde: "fai così, invita gli uomini più poveri del mondo, quelli che non hanno proprio nulla da mangiare, a un banchetto". Il diavolo Belzebù ruggisce: "Io voglio farmi beffe di loro e tu mi suggerisci di invitarli a un banchetto?" Il diavoletto alza una mano: "Lasciami finire. Li inviteremo a pranzo. Imbandiremo la tavola con ogni ghiottoneria. Ma per mangiare daremo loro soltanto cucchiai e forchette lunghi come un forcone. Sarà uno spasso quando cominceranno a maneggiare quelle posate. Si troveranno di fronte a una tavola che non osavano sognare nemmeno a occhi ciusi, e non riusciranno a mettere in bocca un solo boccone". Era un gran bastardo, quel diavoletto.
Tutto avviene come progettato. La sala ribolle di rabbia e saliva, del rumore inutile delle posate. Immagina. Essere affamato. Avere davanti agli occhi ogni ben di dio. E non riuscire a infilare in bocca nemmeno un boccone.
Alla fine entrano Pakala e Tandala. Danno un'occhiata alla tavolata e domandano: "Brava gente, che fate?" Risposta: "Cerchiamo di mangiare". Domanda: "E perchè non riuscite?". Risposta: " Non lo vedete, sciocchi? Con queste posate?". Pakala e Tandala si scrutano inarcando le sopracciglia, poi rispondono: "Sciocchi sarete voi! State a vedere". Si siedono l'uno di fronte all'altro e cominciano a mangiare. Pakala allunga il cucchiaio attraverso la tavola e dà da mangiare a Tandala, e Tandala fa lo stesso con Pakala. Gli altri li imitano e, boccone dopo boccone, si mangiano tutto.
Il diavolo Belzebù, furente, insegue il diavolo piccolo, quello con gli occhi come fagioli neri, e lo prende a bastonate per tutte le caverne dell'inferno.
Quando gli uomini si alzano dal banchetto, del cibo rimangono solo briciole."

Oggi ho letto un libro. Tutto di un fiato. Si chiama "Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani". La fiaba sta sul libro. Lo ha scritto un educatore di Torino. Si chiama Fabio Geda. Il libro è bellissimo.

Il titolo della foto in alto è: "Monsu Turina sotto la pioggia. Bibiana, sabato 18 aprile 2009". Cosa ci azzecca con la fiaba? Niente. Perchè, deve azzeccarci per forza qualcosa?

giovedì 16 aprile 2009

I PAZZI VANNO CONTENTI, AL GUINZAGLIO DELLA PAZZIA


Il manicomio centrale di Riga, capitale della Lettonia, è lieto di presentare la sua innovativa tecnica di riabilitazione psichiatrica del paziente affetto da sindrome ossessiva, il quale viene sottoposto ripetutamente ad esposizione all'oggetto della sua ossessione. I poveretti che vedete raffigurati nelle foto sono vittime di ossessione da hockey su ghiaccio; ebbene, il manicomio lettone li sta sottoponendo ad un intenso programma che prevede l'obbligo di seguire ogni tipo di partita di hockey, financo le più inutili, sperando di suscitare in loro un rigetto totale. In questi giorni i tre mattacchioni sono visibili allo stadio del ghiaccio di Torre Pellice, dove sono in svolgimento i campionati mondiali di IIa divisione di hockey su ghiaccio femminile (praticamente in ogni altro luogo d'Italia se me fotterebbero altamente di una simile competizione...). Obiettivo della terapia è il reinserimento nella società dei tre pazienti ed il loro rientro alle rispettabili occupazioni di ognuno (medico, geometra, infermiere).
Particolarmente lungo appare il recupero dell'uomo che vedete raffigurato nela prima fotografia, quello con la trombetta in bocca...

C'ERA UNA VOLTA IL GRIDO: "ROMA LADRONA!"



C'era una volta un partito che aveva fatto della lotta agli sprechi dello stato la sua bandiera. Il grido "Roma ladrona!" ne era il simbolo.
Da anni ormai quel partito si distingue solo per l'istigazione all'odio razziale, e secondo me dovrebbe essere sciolto per tale motivo.
C'era la possibilità di accorpare un referendum sul sistema elettorale alle prossime elezioni di giugno, con un risparmio di alcune centinaia di milioni di euro; avrebbero potuto usarli per aiutare i tanti operai (molti dei quali padani) che stanno perdendo - e che perderanno - il lavoro. Ma a questo probabilmente i ragazzi di Umberto non hanno pensato.
Avranno pensato che quei soldi li avrebbero potuti usare per aiutare la gente che si è vista distruggere la vita dal terremoto.
Quindi, coerentemente con il loro razzismo, devono avere pensato: "Chissenefrega, quelli sono solo terroni..."

COGNATI A PASQUA

Rachid Mohammed, Elisa, Rose.

Rose

giovedì 9 aprile 2009

A PROPOSITO DI BANDITI...

"Signor ministro, come lei sa, è dal 2001 che il settore delle norme tecniche per le costruzioni antisismiche è di fatto in regime di proroga"

"Una furbata. Che, certo, non avrebbe potuto impedire la catastrofe abruzzese. Eppure cruciale nell'illuminare la catena di "furbate" e inerzie che per lustri hanno accompagnato la nostra edilizia civile e nello spiegare perché, all'Aquila, se ne sono venuti giù come castelli di carta edifici con non più di 25-30 anni di vita."

Sono alcuni estratti di questo articolo, che consiglio di leggere.
A proposito di banditi...

mercoledì 8 aprile 2009

IMBECILLI O CRIMINALI /1

28 anni per costruirlo.
11 miliardi doveva costare.
180 miliardi è costato.
9 anni è durato.
Poi è venuto giù, nonostante fosse stato inaugurato nel 2000.
Era l'ospedale dell'Aquila.
Chi lo ha costruito?!
Leggete questo articolo.