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mercoledì 14 maggio 2014

GIGGINO AGGIUSTATUTTO, IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA


Giggino non contribuisce alla crescita del PIL. Da decenni viviamo nel dogma dell'usa e getta. Ma Giggino, lui, del dogma se ne fotte. E va ostinatamente in direzione contraria. Ed alcuni di noi con lui, per quanto riusciamo. 
E' un maestro della decrescita felice, un'idea che probabilmente non ha mai sentito nominare. Un maestro inconsapevole, potremmo definirlo. Ma senz'altro un buon maestro. 
Lo si chiama quando serve, lui se ne arriva lemme lemme, esamina il caso, riflette un momento, non manca volta che non brontoli contro l'obsolescenza programmata, altra definizione che forse non ha mai sentito nominare, anche se la conosce molto bene. 
A volte emette sentenze immediate e nette, tipo: ”ho provato a fare una cosa, se entro due ore il tuo frigo non raffredda puoi buttarlo via”. Punto. Senza appello. Altre volte invece, Giggino, ci prova. E spesso ci riesce. Cerca pezzi vecchi, magari in ceramica, e li sostituisce alla plastica che si fonde così facilmente. E quando vai a ritirare il tuo elettrodomestico, lui ti spiega cosa ha fatto, ti mostra i pezzi che ha sostituito, esalta le cose di una volta, “costruite per durare, non per rompersi”. Non è un nostalgico per il gusto di esserlo. E' uno che conosce il suo mestiere. 
Con il nostro forno ha superato se stesso. Siamo arrivati dalle parti della quinta/sesta riparazione, forse di più, ho perso il conto. Di volta in volta, di riparazione in riparazione, Giggino ha eliminato tutte le funzioni non essenziali, che poi sono quelle che la maggior parte delle persone non usa mai, messe lì essenzialmente come specchietto per le allodole. Già da anni ci ha detto “guardate, la prossima volta che si rompe non ci sarà più niente da fare”. Da allora lo ha riparato almeno altre due o tre volte. Ultimamente manda un messaggino per avvisarti del nuovo successo, certo magari il testo non è proprio amico della grammatica, forse Giggino non lo ammetterebbero all'Accademia della Crusca, ma ci si capisce. Ogni volta che glielo abbiamo portato per un nuovo tentativo lui ci ha guardato con quell'aria un po' sorniona, come a dire “ma sei di nuovo qui, tu e quel rottame del tuo forno?!” E noi continuiamo ad usarlo quel mancato rottame, e lui funziona, fa il suo mestiere di forno. Certo non dobbiamo sbagliarci, se dovessimo girare la rotella nella direzione sbagliata, saremmo fottuti, Giggino ce lo ha detto chiaramente. Ci ha anche attaccato, accanto a quella rotella, un apposito schema di funzionamento. Lo ha disegnato su un pezzo di cartone. 
Se avete bisogno chiedetemi il suo numero, ma non chiedetemi come si chiama esattamente. In rubrica io l'ho segnato come “Giggino aggiustatutto”.

giovedì 17 ottobre 2013

IO, PENTITO

Il Signor EmmeGi nella capitale sabauda, qualche giorno prima del fattaccio, febbraio 2013.

La prima cosa che succede quanto cade un regime è spesso l'abbattimento della statua del dittatore di turno. Abbiamo visto cadere statue di Lenin, di Saddam, eccetera. La caduta della statua, di per sé, non cambia in meglio la vita della gente. Che lo sa bene, ma la statua la butta giù comunque. Perchè abbattendo la statua abbatte un simbolo.
Perchè i simboli sono importanti.
Solo gli stolti possono pensare che una riduzione degli stipendi dei parlamentari da solo migliorerebbe lo stato dell'economia, ma siamo in molti a pretendere questo passo, che sappiamo bene essere simbolico.
Perchè i simboli sono importanti.
Ieri si celebrava il settantesimo anniversario della deportazione verso Auschwitz di 1259 ebrei dal ghetto di Roma, di cui 200 erano bambini. Alla fine sono tornati a casa in 16, nessuno dei bambini. (Se volete potete approfondire cliccate  QUI).
E proprio ieri il senato della repubblica italiana stava per approvare una provvedimento che avrebbe reso un reato la negazione dello sterminio degli ebrei. Stava per approvare il provvedimento con una scorciatoia, se ho capito bene. Tuttavia io non credo che sia necessario approfondire la comprensione di che cosa sia il negazionismo. Quindi non trovo scandalosa la scorciatoia, in questo caso. Ma qualcuno si è messo di mezzo, facendo saltare il provvedimento, che è stato rinviato e, molto probabilmente verrà approvato comunque tra un po'. Senza entrare nel merito del fatto in sé (qualcuno dice “abbiamo bisogno di punire chi esprime un idea, per quanto abbietta essa possa essere?!”, o ancora “una democrazia che rende reato l'espressione di un'opinione, non è una democrazia compiuta”) io trovo vergognoso che ci si sia messi di mezzo, nel quadro di una politica del “No a tutto ed a tutti”, o motivando la cosa con il fatto che non si intendeva inseguire l'approvazione a tutti i costi del provvedimento proprio ieri, perchè tale coincidenza era solamente simbolica. Come se non avessimo bisogno dei simboli, soprattutto su certi argomenti. Chi lo ha fatto ha dato un chiaro segnale politico. Si potrebbe pensare che di questo non si siano resi conto, che lo abbiano fatto con ingenuità, perchè sono nuovi dell'ambiente.
Forse, ma se così fosse sarebbe ancora peggio.

L'episodio di ieri, insieme a quello della settimana scorsa sul reato di clandestinità mi hanno portato a completare un percorso che per me è iniziato pochi giorni dopo le elezioni di febbraio.
Un percorso di pentimento.

Ho dato uno dei miei due voti a chi ha dimostrato in questi mesi di non meritarlo, l'ho fatto perchè mi ero illuso. L'ho fatto perchè nauseato dal livello degli altri partiti che peggiora, senza pause né segnali di ripresa, da almeno 20 anni a questa parte. 
Ho sbagliato, ho sbagliato di brutto. In questi mesi ho avuto moltissimi motivi per rendermene conto. Ormai da mesi mi sono cancellato dalla mailing list, che l'uomo forte di turno (di cui gli italiani hanno così disperatamente bisogno, e la storia lo dimostra chiaramente) usa per calare il verbo sul popolo bue. Ho cancellato il sito dal segnalibri di internet. Ciò non cambia la questione nel concreto, giustamente l'uomo forte di turno se ne può fottere.
Ma per me sono stati atti simbolici.
Ed i simboli sono importanti.

Non vi voterò più, nemmeno alle regionali, nemmeno al villaggio se vi presentate la prossima primavera. Non posso. Anche se so che molti sono mossi sinceramente dalla voglia di cambiamento. Non posso appoggiare a livello locale un movimento che a livello nazionale assume certe posizioni.
Siete come Mario Balotelli.
Una bella occasione sprecata.