domenica 7 settembre 2014

SALENTO IN FOTO

 Diversamente bandiera

 Blanca Anita e Dino

Splendori di mare di terra di cielo 

 Lu mare Lu sole La gentu

 Compagno di viaggio

 Abitante alato di Torre Lapillo

 Torre Lapillo - particolare

venditore di cose gonfie

martedì 2 settembre 2014

TRANSITALIANA

La giornata della partenza, come sempre, è piena di tensione e nervosismo. Mi fa arrabbiare questa debolezza, che ad un certo punto ho anche attribuito all'età (ma poi ho ricordato quanto scrissi prima di partire per l'argentina, 14 anni fa...). Ma mi viene ogni volta che mi stacco dall'abitudine, inizio a vedere la bellezza delle cose che faccio normalmente, di certo enfatizzandola, mi chiedo perchè devo lasciare le mie certezze di ogni giorno e cazzate così.
Sul treno da Torino, in realtà, come speravo/prevedevo, ci sono gli scompartimenti. Ne abbiamo uno intero e tre posti su sei in quello accanto. Il treno è come ricordavo, tanti anni fa. Una vittima scampata al verbo attuale delle italiche ferrovie, che ti portano per soldi e non per servizio pubblico. Invece questo treno è servizio pubblico. Il treno è pieno e pieno sarà fino alla fine, o giù di lì. Tra gli altri ci sono alcuni bambini, un cane, una Signora che cammina a fatica sorretta dalla figlia, gente che parla al telefonino con i parenti che sono a meno di un metro sulla banchina al di là del vetro, un uomo sulla sessantina in camicia, pantaloni della tuta e ciabatte; uno che di certo ha già fatto questa tratta e si è attrezzato a dovere per la traversata, sono1200 km fino a Lecce. Dodici ore e mezzo. Nello scompartimento che possediamo a metà c'è una giovane coppia, tornano a Foggia, lui ha il naso aquilino e l'ascella d'assalto, per fortuna durante il viaggio muoverà poco le braccia. A Piacenza scende la sesta persona, una ragazza che leggeva un libro spagnolo e parlava con probabile accento francese. Ci illudiamo che il posto resti vuoto, ma così non è. Sale un tipo che va a Barletta, anche lui pare uno esperto di questa traversata. Molto più tardi, a Foggia, ci farà spostare verso il finestrino quando i due ragazzi scendono, “mi metto io verso il corridoio, così potete dormire, ed io non vi disturbo per scendere”. Tattico. I cinque bambini sono eccitati, ma li stendiamo con un cartone dopo la cena comunitaria, consumata nel “nostro” scompartimento. Io non li vedrò fino al mattino. La colonna sonora è quella classica, lo sferragliare che fa godere gli appassionati di ferrovia. Uno di questi lo rendo partecipe della traversata con messaggini di uotsappa. Mi pare che goda, in effetti. Ad un certo punto della notte mi dice che “pare un'altra epoca”. In parte è così, in parte no. E' un'altra epoca perchè oggi parlare di ferrovia di fatto vuol dire alta velocità, concorrenza all'aereo, biglietti sullo schermo del telefonino, e si dimenticano i milioni di pendolari che ogni giorno vedono solo i lati deleteri delle nostre riorganizzate ferrovie. L'attualità ferroviaria non sono certo i pochi notturni che uniscono questo paese che forse paese non è, fermo per tanti aspetti quotidiani all'Italia dei comuni. Non è un'altra epoca, per fortuna, perchè meno male che questo tipo di treni è fisicamente lo stesso che era anni fa. Meno male che non si è modernizzato, razionalizzato, riconvertito. E' rimasto uguale a se stesso, ma in un tempo diverso. I sedili si possono tirare verso il centro, trasformando lo scompartimento in un unico letto gigante. Non ci sono le prese elettriche, se non quelle per i rasoi nei bagni che, una volta giunti sull'Adriatico, da bagni sono ormai diventati cessi. Nei corridoi ci sono i seggiolini a scomparsa per le vittime dell'overbooking. Che però, ferroviescamente parlando tali non sono, prendendo un treno così lo devi sapere che corri quel rischio, soprattutto se sali in una stazione intermedia e non hai prenotato. Una volta sulle porte degli scompartimenti c'erano i bigliettini che indicavano se i posti erano prenotati. Nemmeno l'ombra sul treno nostro. Però i controllori, oltre al tablet per controllare i biglietti, hanno anche quel coso per bucarli, i nostri “titoli di viaggio”. Ci sono ancora le reti supplementari nei corridoi, per i bagagli che non entrano negli scompartimenti, reti sulle quali si narra che dormissero gli immigrati che facevano la traversata a nord verso un lavoro o a sud verso una famiglia. E' interessante passeggiare su e giù per la carrozza, ed osservare cosa succede negli scompartimenti, dove ci si accorda per spegnere presto la luce, dove si fraternizza, o dove ci si fa i fatti propri ed ognuno guarda fuori anche se non si vede nulla, se non luci che corrono via in un attimo. Dove la porta è chiusa, ed in tal caso sono possibili anche le confidenze; dove è aperta ed in tali casi sono voci alte per tutta la notte... E' una convivenza forzata, certo, ma c'è più umanità rispetto all'atmosfera algida dell'alta velocità, regno della tecnologia, tutti sempre connessi ed ognuno in fondo perso dentro gli schermi suoi. In realtà passo la maggior parte della notte intento ad incroci da circo con Paolino, alla ricerca della posizione meno peggio, che a tratti è quasi comoda; dormiamo a momenti nei nostri tre sedili in due, mi ricordo Alessandria, poi nebbia fino a Bologna, ma forse Voghera sì, e Piacenza di sicuro; nel frattempo ho aperto la porta dello scompartimento perchè fa un caldo boia; fino all'adriatico inoltrato probabilmente dormo/sonnecchio, non ricordo nulla prima di Pescara (quasi quattro ore da Bologna). La riconosco perchè sento un dialetto che mi ricorda Marco ed allora gli mando i saluti dalla sua città. Di nuovo nebbia fino a Foggia dove scendono i ragazzi e ci trasferiamo verso il finestrino (allora mi porto anche lo zainetto, non si sa mai...). Siamo già in Puglia, sono le cinque e mezza circa, ma siamo a poco più di due terzi del viaggio, a Lecce mancano tre ore e mezza. Dopo un po' arriva il sole, sento che arriva un passeggero, ha una prenotazione per uno dei posti sui quali sto dormendo io e Paolino, fingo di dormire (lui ha sicuramente dormito più di me, stanotte. Si sistema su un sedile accanto al corridoio. Di botto lo scompartimento sonnolento è destato dal classico “Biglietto, prego!”, servitoci con delicatezza nulla dal controllore. Poco più tardi se ne arriva Moni e scopro che ha dormito in terra nel corridoio. Magari al ritorno sto un po' più attento alla mia famiglia...Verso Bari viene decretata la colazione per le due famiglie, che durante questa traversata siamo una sola, scoppiano i soliti diverbi di paglia sul numero di biscotti che un bambino ha mangiato rispetto ad un altro, e qui il treno perde tempo, girano voci del malore di una passeggera, si starebbe aspettando un'ambulanza, ma chissà se è vero. Il treno sta fermo a più riprese, a Bari centrale ma anche in stazioni minori del capoluogo. Accumuliamo un po' di ritardo ma quasi subito dopo iniziano chilometri e chilometri di Ulivi meravigliosi (la maiscuola è d'obbligo perchè l'Ulivo non è solo un albero, è un'opera d'arte) che scorrono a lato della ferrovia, divisa da loro quasi sempre da altrettanto belli muretti in pietra. Bitonto/Fasano/Brindisi, poi il treno vira un poco ad ovest, lascia l'Adriatico ed arriviamo a Lecce con venti minuti di ritardo e con un sole forte così.
La traversata è finita, casa è milleduecento chilometri più su. Siamo alla stazione di termine corsa. Che magia, il treno.

giovedì 5 giugno 2014

UN IMBECILLE

AGGETTIVO: 1. affetto da imbecillità - 2. detto di persona che si comporta in maniera poco intelligente SOSTANTIVO: colui che si comporta scioccamente. SINONIMI: scimunito, stolto, mentecatto, ebete, citrullo, babbeo. ETIMOLOGIA: dal latino "sine baculo" o "sine bacillo", senza bastone, senza appoggio solido e quindi vacillante.

LA STORIA: il Signor Emme Gi compie il tragitto Ospedaletti/San Lorenzo al mare sulla pista ciclabile del ponente ligure, con piena soddisfazione. Dopo 24 km, ed una volta assicurata la bici con la catena, si ferma al bar per un panino ed un bicchier d'acqua. Poi si alza e va verso la bici.
A quel punto visualizza la chiave del lucchetto della catena della propria bicicletta . Chiave che è rimasta a casa.

Nella foto qui sotto la reazione delle figlie al momento in cui la moglie del Signor Emme Gi riceve la notizia che il marito imbecille ha avuto un contrattempo.
Possiamo immaginare il dialogo intercorso tra le sorelle Gi:
- bambina dal nome spagnolo (a destra), levando gli occhi e le braccia al cielo "ma capisci quanto è tonto papà?!"
- bambina dal nome corto (a sinistra), mettendosi le mani nei capelli: "speriamo di avere preso da mamma..."


Segue estratto del video girato sulla pista ciclabile dal Signor Emme Gi, grazie ad apposito supporto per la macchina foto montato sul manubrio della bicicletta, che alla fine è stata liberata dal flessibile del gestore del Bar dei Pescatori di San Lorenzo al mare, al quale va il massimo rispetto. 
Le riprese si sono interrotte prima del previsto perchè il Signor Emme Gi ha dimenticato in auto la batteria di riserva per la macchina foto. Coerentemente imbecille.

venerdì 23 maggio 2014

UNA STORIA FANTASTICA - DANNATAMENTE VERA.

Il 14 novembre del 2013 si ritrovano in ventitré davanti alla stazione di Milano e partono, diretti a Stoccolma, chiedendosi quale poliziotto di frontiera oserebbe fermare un corteo nuziale per vedere i documenti della sposa. Questo viaggio di tremila chilometri viene raccontato in presa diretta e diventa un film.



Io sto con la sposa è un docufilm di Gabriele Del Grande, giornalista italiano e autore del blog Fortress Europe, Khaled Soliman al Nassiry, poeta palestinese siriano, e Antonio Augugliaro, regista televisivo. E' anche un sogno

Ora quel sogno, per essere realizzato, ha bisogno del vostro aiuto. Pre-produzione, produzione e post-produzione del film costano 150mila euro. Dobbiamo raccogliere almeno la metà della cifra entro la fine di giugno per chiudere il film in tempo per iscriverlo al festival di Venezia a settembre ed essere distribuiti in sala dal prossimo autunno.

Cliccando QUI avrai tutti i dettagli per potere contribuire, nelle diverse forme e cifre (2/10/15/20/30/40/50/75/100/250/500/1000 euro). Per ogni versamento si riceve qualcosa.

Cliccando QUI puoi vedere alcune foto di scena fatte durante le riprese del film

martedì 20 maggio 2014

COSTEREBBE QUANTO DUE KM DI AUTOSTRADA

In uscita il film "Vento: l'Italia in bicicletta lungo il fiume Po". Per promuovere il progetto di una pista ciclabile fra Torino e Venezia, 690 km. Visibile in streaming o acquistabile sul sito www.filmvento.wordpress.com

mercoledì 14 maggio 2014

GIGGINO AGGIUSTATUTTO, IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA


Giggino non contribuisce alla crescita del PIL. Da decenni viviamo nel dogma dell'usa e getta. Ma Giggino, lui, del dogma se ne fotte. E va ostinatamente in direzione contraria. Ed alcuni di noi con lui, per quanto riusciamo. 
E' un maestro della decrescita felice, un'idea che probabilmente non ha mai sentito nominare. Un maestro inconsapevole, potremmo definirlo. Ma senz'altro un buon maestro. 
Lo si chiama quando serve, lui se ne arriva lemme lemme, esamina il caso, riflette un momento, non manca volta che non brontoli contro l'obsolescenza programmata, altra definizione che forse non ha mai sentito nominare, anche se la conosce molto bene. 
A volte emette sentenze immediate e nette, tipo: ”ho provato a fare una cosa, se entro due ore il tuo frigo non raffredda puoi buttarlo via”. Punto. Senza appello. Altre volte invece, Giggino, ci prova. E spesso ci riesce. Cerca pezzi vecchi, magari in ceramica, e li sostituisce alla plastica che si fonde così facilmente. E quando vai a ritirare il tuo elettrodomestico, lui ti spiega cosa ha fatto, ti mostra i pezzi che ha sostituito, esalta le cose di una volta, “costruite per durare, non per rompersi”. Non è un nostalgico per il gusto di esserlo. E' uno che conosce il suo mestiere. 
Con il nostro forno ha superato se stesso. Siamo arrivati dalle parti della quinta/sesta riparazione, forse di più, ho perso il conto. Di volta in volta, di riparazione in riparazione, Giggino ha eliminato tutte le funzioni non essenziali, che poi sono quelle che la maggior parte delle persone non usa mai, messe lì essenzialmente come specchietto per le allodole. Già da anni ci ha detto “guardate, la prossima volta che si rompe non ci sarà più niente da fare”. Da allora lo ha riparato almeno altre due o tre volte. Ultimamente manda un messaggino per avvisarti del nuovo successo, certo magari il testo non è proprio amico della grammatica, forse Giggino non lo ammetterebbero all'Accademia della Crusca, ma ci si capisce. Ogni volta che glielo abbiamo portato per un nuovo tentativo lui ci ha guardato con quell'aria un po' sorniona, come a dire “ma sei di nuovo qui, tu e quel rottame del tuo forno?!” E noi continuiamo ad usarlo quel mancato rottame, e lui funziona, fa il suo mestiere di forno. Certo non dobbiamo sbagliarci, se dovessimo girare la rotella nella direzione sbagliata, saremmo fottuti, Giggino ce lo ha detto chiaramente. Ci ha anche attaccato, accanto a quella rotella, un apposito schema di funzionamento. Lo ha disegnato su un pezzo di cartone. 
Se avete bisogno chiedetemi il suo numero, ma non chiedetemi come si chiama esattamente. In rubrica io l'ho segnato come “Giggino aggiustatutto”.

domenica 11 maggio 2014

PARLANO DI AFRICA

Kampala, gennaio 2014

Due link interessanti:
- Congo Tales, foto, suoni e parole dalla regione del Kivu, est Congo. 
- Parallelo Zero, un numero dedicato all'Africa, foto bellissime.

sabato 3 maggio 2014

IMMAGINI DA FRAMURA

 Sgocciolamento


 Imperativo condivisibile


 Sulla strada che scende dalle borgate alte di Framura verso il mare, un tornante avvolge un'opera d'arte: ulivi e vigna, alternati ed allineati. Il terreno perfettamente pulito. Meraviglia.


Blanca e Noa sulla spiaggia di Portopidocchio - 1

 Blanca e Noa sulla spiaggia di Portopidocchio - 2


 Moni e Noa


 Cognate


Piccola bellissima stazione

venerdì 2 maggio 2014

SE AMI IL MARE, LA BICI ED IL TRENO...

La pista ciclabile che parte da Framura verso levante corre su 5 km del vecchio tracciato della ferrovia, ed arriva a Levanto. Quasi tutti sono in galleria. Talvolta le pareti sono la roccia della montagna. Sulla destra si aprono delle finestre che danno direttamente sul mare. Ho desiderato ardentemente essere lì durante una mareggiata. Il panorama è bellissimo.