martedì 17 febbraio 2015

ANNI DOPO, DI NUOVO AL FALO' DELL'INVERSO. GIOIA.

Siamo, tornati, dopo anni, al falò dell'Inverso. Lassù, lontani dai riflettori del falò centrale (che dall'inverso non si vede nemmeno), dove affluiscono i foresti, e dove l'uomo del villaggio che ha bisogno del suo senso di appartenenza non sempre si è sentito a suo agio. 
E' una piccola realtà quella dell'inverso, ma è viva, ci si sente la comunità. Sarà che sono pochi, tagliati via dal paese per via del fiume e di quel ponte che non c'è più. O chissà cos'altro. Sono cambiate alcune cose dall'ultima volta: cose di logistica, tipo il falò che si è spostato un po' più sotto la montagna. Le persone no, anche se si vede qualche ricambio. Ci sono tutte le generazioni, e questa è cosa buona. 
Il rituale è sempre quello: si accoglie l'ospite, quella istituzionale, portata dal pastore e, (sorpresa!) quello inatteso, la stella anni '70 della terza religione del villaggio, l'hockey su ghiaccio. Ci si avvia dalla scuoletta al falò, per un vialetto scavato nella neve (me lo vedo, uno degli uomini dell'inverso, che nel pomeriggio lo ha spalato, quel vialetto. Con la cicca in bocca, movimenti lenti ma sapienti. Ha messo anche alcune fiaccole accese a segnare la via, ai lati). Si canta, andando a scavare nella memoria, magari scambiando le strofe degli inni, magari rimpiangendo chi quel coro sapeva guidarlo. Ma tant'è. Il fuochista è cambiato, il padre ha lasciato il posto al figlio. Ma la sapienza è la stessa. 
Qualcuno rientra al caldo della scuoletta, ad aspettare chi resta ancora fuori e preferisce il caldo del fuoco. Il pastore parlà un po', ricordando che si celebra una festa di libertà, non religiosa. Poi si mangia insieme, in un atmosfera per lo più raccolta e di voci basse.










lunedì 16 febbraio 2015

CUORE DI CANE

Una mattina un cane passeggia nel  cortile di neve fresca. E disegna un cuore a modo suo.

sabato 14 febbraio 2015

UNA FESTA CRINOIRA - SECONDA PARTE











WORLD PRESS PHOTO 2015


QUI l'intero reportage vincitore del Wolrd Press Photo 2015. Fra qualche settimana al villaggio una mostra di Fausto Podavini, vincitore italiano del più importante premio mondiale di fotogiornalismo nel 2013. Il suo sito è http://www.faustopodavini.eu/

martedì 10 febbraio 2015

UNA FESTA CRINOIRA


Qualche settimana fa ho passato una giornata dai miei vicini, impegnati nella festa crinoira, l'uccisione e lavorazione della carne del maiale. Un lavoro maschile, le donne invisibili in cucina per l'intera giornata, con una sola eccezione. Un lavoro di squadra, ognuno sa esattamente cosa fare, il gruppo è rodato da anni, rarissime sono le indicazioni degli uni verso gli altri, non ci sono incertezze, non ci sono baboie, si va avanti lisci ed allegri da mattino a sera.













lunedì 26 gennaio 2015

UN CORO SUL MATATU

Probabilmente il momento più emozionante del nostro soggiorno monco in Uganda. Abbiamo preso il Matatu (Minibus) davanti a casa. Appena saliti noto un gruppo di donne con lo stesso abito arancione, i capelli perfettamente in ordine. Una è bellissima, resto folgorato ancora oggi a pensarci. Sono un coro, stanno andando in chiesa a cantare. Allora affronto la timidezza e chiedo loro se ci fanno sentire qualcosa. Ed è magia.

CENTINAIA DI OCCHI ROSSI


“Al funerale c'erano tutti dal commissario al sacrestano”, avrebbe potuto scrivere il più grande poeta del '900 italiano. Ed è stato così: un fiume di gente è uscito dal palazzetto ed ha percorso a piedi quel pezzo di strada che separa i due templi del villaggio. Proprio quel pezzo di strada sul quale era facile vederlo camminare, già ore ed ore prima della partita. Così come era facile vederlo in strada al mattino presto, prima del sole, seduto sulla panchina davanti all'edicola hockeystica, in attesa di andare al lavoro.
Un uomo della comunità nel vero senso della parola, uno che ha vissuto e lavorato tutta la vita per le strade di quella comunità, un uomo che nel giorno del suo funerale ha unito il villaggio intero, facendosi salutare da persone diverse, diversissime fra loro, che hanno riempito il pomeriggio di occhi rossi.

Alla fine del culto, uno dei due omonimi ha detto che il suo museo gli è dovuto. Resta in molti di noi membri della comunità, credo, il rammarico irrecuperabile che quel museo, se si riuscirà a fare, sarà soltanto un omaggio postumo ad un collezionionista altruista, perchè Ivan non teneva il suo tesoro per sé. Ti fermava per strada, scavava in un sacchetto e ti mostrava una foto, un gagliardetto, un dischetto.
Io credo che quel museo, per quanto piccolo dovesse essere, sia un dovere per la comunità che lui ha servito, e che lo ha accolto, facendomi sentire orgoglioso di farne parte.
Ciao Ivan Ballada, ti ho voluto proprio bene.

martedì 2 dicembre 2014

"QUI" vicino




E' STATO MORTO (UN ALTRO) RAGAZZO.


“Se uno conduce una vita dissoluta ne paga le conseguenze”. A differenza di chi gliela toglie.
Leggete SPINOZA

venerdì 31 ottobre 2014

NEL BLU DIPINTO DI SMOG.


Lo smog sopra la Pianura Padana, 30 ottobre 2014. Dalla stazione spaziale internazionale. Altre foto spaziali cliccando QUI

martedì 28 ottobre 2014

FOTOCRONACA DELLA VISITA DI JO - PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL GHANA

 Al Centro "Riuso" di Torre Pellice

 Vicino al cielo, Colle Vaccera, Angrogna

 Vicino al cielo 2, Colle Vaccera, Angrogna

 Là sotto la Val Pellice e le Valli delle Alpi Cozie

 Autoscatto di spalle, guardando verso la pianura Piemontese dal Colle Vaccera, Angrogna

 Strati naturali, borgate della Val Germanasca e montagne del Parco Orsiera

Jo nella Gheisa 'd la tana, Angrogna. Un posto molto particolare. Il ragazzo mostra segni di tensione.

 Autoscatto nella Gheisa 'd la tana, Angrogna.

All'uscita dalla Gheisa 'd la tana, Angrgona. Da lì a poco, sciolta la tensione, il ragazzo si produrrà in uno show indimenticabile. "Pensa quanti africani importanti e famosi non vedranno mai questo posto magnifico! Sto facendo la storia, io!"

Autoscatto davanti al monumento di Sibaud, Bobbio Pellice, dopo che gli ho raccontato del glorioso rimpatrio dei Valdesi.

 La faggeta degli Eyssart, sopra Bobbio Pellice, uno dei miei posti preferiti in Val Pellice

 Raccontando quanto freddo fa nel nord della Svezia in inverno...

 Jo fra i colossi della faggeta.

 Priva di titolo.

 Con Blanca e Noa.

Autoscatto di famiglia (allargata). C'è gente di tre continenti (questa saranno pochi a capirla...)

CREDEVO NON CI FOSSERO PIU'


Onestamente credevo che i reparti punitivi nelle fabbriche non esistessero più. Poi ho letto un'interessante inchiesta dal nuovo sito di Internazionale.
Internazionale, il miglior giornale che ci sia...
Per leggere l'inchiesta cliccare QUI

mercoledì 8 ottobre 2014

NON C'E' TITOLO.

Viaggiando in bici si colgono meglio i silenzi, le sensazioni, i rumori. Pedalando verso il villaggio pensavo fra me e me che avrei dovuto trovarlo più silenzioso del solito, a causa di una tragedia simile. Mi pareva doveroso. Invece c'era il solito tran tran, non c'era più silenzio, le mamme che andavano verso le scuole a prendersi i figli, per strada il solito numero di macchine, eccetera. Il villaggio non si era fermato, come pensavo io. Del resto io per primo non mi sono fermato. Al funerale non sono andato, per me non sarebbe stato sostenibile. Soprattutto per me non sarebbe stato sostenibile vedere i figli. Perchè io stesso sono stato tanti anni fa esattamente in quella situazione, non proprio bambino, ma al centro degli sguardi pietosi, tristi, imbarazzati di centinaia di persone. Quindi mi sono tenuto alla larga, come ho fatto in queste ultime settimane ogni volta che sentivo parlare in casa della tragedia imminente. Non una tragedia di quelle che fanno notizia, ma comunque una tragedia. 
Il ricordo che mi terrò prezioso di quel simpaticone con il sorriso un pò storto sono le tante volte in cui, arrivando a casa dei miei suoceri, mi accorgevo che lui era al di là della siepe, a casa dei suoi, e urlavo: "Giaaalllloooo!", e lui rispondeva: "Ceeeellloooo!".


Quello che è certo, quello che mi tiene ben ancorato con i piedi per terra, schiantato dal senso di realtà e di totale fragilità, è che fra i personaggi di questa foto fatta a Bolzano un ventidue, ventitre anni fa, in un campionato nazionale di uno sport improbabile, siamo già a meno due...