mercoledì 1 luglio 2015

E RINGRAZIARE.

Uscendo da Firenze verso Siena, se si riesce ad evitare di finire sulla superstrada, si incontra un cimitero di guerra USA. Il posto si chiama Falciani. Ci siamo finiti per caso, impegnati appunto nella disputa contro la superstrada che cercava a tutti i costi di assorbirci, di portarci sul suo asfalto.
C'è molta cura, una legione di giardinieri tiene perfettamente in ordine i prati, le aiuole, le stradine. Oltre quattromila soldati, morti nella seconda guerra mondiale per sconfiggere nazisti e fascisti, sono sepolti in questo posto.
Non una tomba spicca sulle altre. Tutte rigorosamente uguali, distinte solo dal simbolo della religione di appartenenza.
Ricordo bene il desiderio che avevo di visitare un cimitero di guerra quando sono stato in Normandia, penso che ognuno dovrebbe vederne uno. E ringraziare, senza farsi fregare dall'ideologia, pensando che il grazie va a quei ragazzi là. Senza aggiungere altro.





lunedì 29 giugno 2015

IL BAR CON LE SEDIE BIANCHE






Ricordo le sedie bianche del bar che volarono, al rigore di Cabrini. La corsa e l'urlo di Tardelli, una di quelle scene che mi si sono depositate laggiù in fondo, così in fondo che manco so dov'è. Ma so che ogni volta che li rivedo, quella corsa e quell'urlo, mi vengono i brividi. 
Ricordo poi la corsa sullo sterrato verso casa di nostra cugina, poco lontano dal bar, per andare a chiamare mio padre ed andare a fare festa in città. Finì con un bagno in una fontana di Perugia. Era la sera dell'11 luglio 1982, l'Italia diventava campione del mondo di calcio, io avevo quindici anni.
Sono tornato a cercarlo, quel bar. Quasi trentatre anni dopo. L'ho trovato, è ancora lì. Mi ricordavo solo il nome del quartiere di Perugia, Madonna Alta. Mi sono fermato ad un distributore a chiedere, ma non sapevo cosa dovevo chiedere. Mentre parlavo con quel signore mi è venuto in mente che vicino c'era una fabbrica di dolci. Me ne ricordo ancora il gusto. E' stata la dritta decisiva, il signore gentile mi ha indicato la strada. La fabbrica di dolci oggi non c'è più. I condomini più o meno alti che occupano quasi tutto lo spazio davanti al bar non c'erano allora. 
E' stato emozionante ritrovare quel bar. Il basamento, la tettoia sotto cui guardammo la partita, sono gli stessi.
Ma non tutto è magia, sono entrato ed ho spiegato cosa ci facevo lì, diciamo che i due non si sono strappati i capelli dall'emozione, uno impegnato a prendere scommesse e l'altra a guardare imbambolata una tv locale che parlava di scandali romani. Solo una Signora un po' stramba mi guardava (con complicità?), quasi avesse colto la mia situazione. Probabilmente perchè, in quanto stramba, era l'unica in grado di cogliere l'invisibile agli occhi. Comunque, mi sono seduto ed ho assaporato un po' l'emozione. 
E poi è iniziata la parte solitaria del mio piccolo viaggio centritaliano, dopo i due giorni con la mia fidanzata ritrovata; dopo quasi nove anni di paternità e maternità.

sabato 25 aprile 2015

#ILCORAGGIODI

Il coraggio di mio nonno Agostino, che per mesi nascose alcuni ebrei nel reparto pensionato dell'ospedale di cui era direttore.
W il 25 Aprile!

domenica 22 marzo 2015

GRANDE SODDISFAZIONE

Al tavolo con un campione del mondo.  


mercoledì 18 febbraio 2015

INNO AD ATTILIO!



Finalmente visibile da tutti il famoso inno ad Attilio Sibille, sulle note di Mameli. Registrato a dicembre 2014, in occasione dell'annuale cena Sibilliana, agli estremi confini della patria italica.

martedì 17 febbraio 2015

ANNI DOPO, DI NUOVO AL FALO' DELL'INVERSO. GIOIA.

Siamo, tornati, dopo anni, al falò dell'Inverso. Lassù, lontani dai riflettori del falò centrale (che dall'inverso non si vede nemmeno), dove affluiscono i foresti, e dove l'uomo del villaggio che ha bisogno del suo senso di appartenenza non sempre si è sentito a suo agio. 
E' una piccola realtà quella dell'inverso, ma è viva, ci si sente la comunità. Sarà che sono pochi, tagliati via dal paese per via del fiume e di quel ponte che non c'è più. O chissà cos'altro. Sono cambiate alcune cose dall'ultima volta: cose di logistica, tipo il falò che si è spostato un po' più sotto la montagna. Le persone no, anche se si vede qualche ricambio. Ci sono tutte le generazioni, e questa è cosa buona. 
Il rituale è sempre quello: si accoglie l'ospite, quella istituzionale, portata dal pastore e, (sorpresa!) quello inatteso, la stella anni '70 della terza religione del villaggio, l'hockey su ghiaccio. Ci si avvia dalla scuoletta al falò, per un vialetto scavato nella neve (me lo vedo, uno degli uomini dell'inverso, che nel pomeriggio lo ha spalato, quel vialetto. Con la cicca in bocca, movimenti lenti ma sapienti. Ha messo anche alcune fiaccole accese a segnare la via, ai lati). Si canta, andando a scavare nella memoria, magari scambiando le strofe degli inni, magari rimpiangendo chi quel coro sapeva guidarlo. Ma tant'è. Il fuochista è cambiato, il padre ha lasciato il posto al figlio. Ma la sapienza è la stessa. 
Qualcuno rientra al caldo della scuoletta, ad aspettare chi resta ancora fuori e preferisce il caldo del fuoco. Il pastore parlà un po', ricordando che si celebra una festa di libertà, non religiosa. Poi si mangia insieme, in un atmosfera per lo più raccolta e di voci basse.










lunedì 16 febbraio 2015

CUORE DI CANE

Una mattina un cane passeggia nel  cortile di neve fresca. E disegna un cuore a modo suo.

sabato 14 febbraio 2015

UNA FESTA CRINOIRA - SECONDA PARTE











WORLD PRESS PHOTO 2015


QUI l'intero reportage vincitore del Wolrd Press Photo 2015. Fra qualche settimana al villaggio una mostra di Fausto Podavini, vincitore italiano del più importante premio mondiale di fotogiornalismo nel 2013. Il suo sito è http://www.faustopodavini.eu/

martedì 10 febbraio 2015

UNA FESTA CRINOIRA


Qualche settimana fa ho passato una giornata dai miei vicini, impegnati nella festa crinoira, l'uccisione e lavorazione della carne del maiale. Un lavoro maschile, le donne invisibili in cucina per l'intera giornata, con una sola eccezione. Un lavoro di squadra, ognuno sa esattamente cosa fare, il gruppo è rodato da anni, rarissime sono le indicazioni degli uni verso gli altri, non ci sono incertezze, non ci sono baboie, si va avanti lisci ed allegri da mattino a sera.













lunedì 26 gennaio 2015

UN CORO SUL MATATU

Probabilmente il momento più emozionante del nostro soggiorno monco in Uganda. Abbiamo preso il Matatu (Minibus) davanti a casa. Appena saliti noto un gruppo di donne con lo stesso abito arancione, i capelli perfettamente in ordine. Una è bellissima, resto folgorato ancora oggi a pensarci. Sono un coro, stanno andando in chiesa a cantare. Allora affronto la timidezza e chiedo loro se ci fanno sentire qualcosa. Ed è magia.

CENTINAIA DI OCCHI ROSSI


Al funerale c'erano tutti dal commissario al sacrestano”, avrebbe potuto scrivere il più grande poeta del '900 italiano. Ed è stato così: un fiume di gente è uscito dal palazzetto ed ha percorso a piedi quel pezzo di strada che separa i due templi del villaggio. Proprio quel pezzo di strada sul quale era facile vederlo camminare, già ore ed ore prima della partita. Così come era facile vederlo in strada al mattino presto, prima del sole, seduto sulla panchina davanti all'edicola hockeystica, in attesa di andare al lavoro.
Un uomo della comunità nel vero senso della parola, uno che ha vissuto e lavorato tutta la vita per le strade di quella comunità, un uomo che nel giorno del suo funerale ha unito il villaggio intero, facendosi salutare da persone diverse, diversissime fra loro, che hanno riempito il pomeriggio di occhi rossi.

Alla fine del culto, uno dei due omonimi ha detto che il suo museo gli è dovuto. Resta in molti di noi membri della comunità, credo, il rammarico irrecuperabile che quel museo, se si riuscirà a fare, sarà soltanto un omaggio postumo ad un collezionionista altruista, perchè Ivan non teneva il suo tesoro per sé. Ti fermava per strada, scavava in un sacchetto e ti mostrava una foto, un gagliardetto, un dischetto.
Io credo che quel museo, per quanto piccolo dovesse essere, sia un dovere per la comunità che lui ha servito, e che lo ha accolto, facendomi sentire orgoglioso di farne parte.
Ciao Ivan Ballada, ti ho voluto proprio bene.