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sabato 12 ottobre 2013

LA SPOSA TUNISINA - ULTIMO GIORNO


Questa è l’ultima sera del matrimonio di Chakra. Lei lascerà la casa di famiglia per trasferirsi al villaggio del suo sposo, di fatto entrando a fare parte della famiglia di lui. E’ un momento forte dal punto di vista emotivo, non è solo il culmine della festa. Quando arriviamo a casa sua ci sono una ventina di persone, soprattutto donne, una è seduta in terra e suona un piccolo tamburo, molte cantano canzoni tradizionali. 


Lei indossa un vestito ancora diverso da quello delle sere prima, ma lo stile è sempre quello, tra fantascienza e Bollywood. E’ chiaramente emozionata, però sorride, e continuerà a farlo anche nel prosieguo della serata. Non abbiamo mai vissuto un matrimonio così da dentro, e non ho mai visto le spose sorridere così. Meno male, sono contento per lei, mi pare una brava ragazza. Giorni fa ci ha detto che lui la chiese in sposa già anni fa, ma lei rifiutò. Poi ha cambiato idea, si narra che lui sia una gran lavoratore (“Ed è anche gentile”, ha aggiunto, quasi come a sottolineare il fatto che ha avuto fortuna, che non sia scontato il fatto che ti sposi con uno che poi ti tratta bene). Facciamo un po’ di foto, anche con Moni che riesce a fare due chiacchiere con lei (la sintesi è “Chakra, hai paura?” “Bien sur, Monique...”). 



Riesco a scambiare un paio di battute con J,. mi parla un attimo del suo lavoro, sono contento per lei, anche se è una donna dal sorriso triste. Improvvisamente però cambia il tono della conversazione, lei e Monia parlano fitto fitto, vedo che la madre di J. sta dicendo qualcosa, e Monia che le risponde decisa. Più tardi saprò che la madre stava dicendo alla figlia di tornare con il marito, un altro che alzava le mani, dal quale ha divorziato. Lei ci sta pensando “per il bambino”, dice a Monia, la quale pensa che se lei torna indietro questa volta lui “non la picchierà, l’ammazzerà...”. Mi ha sempre colpito questo fatto per cui sovente sono le madri le figure che portano avanti la tradizione, mettendo apparentemente in secondo piano la felicità dei propri figli o figlie. Cerco di stare attento a non giudicare una cosa che non conosco, però devo fare questa constatazione.

 Dopo una mezz’oretta improvvisamente aumenta il brusio, sta arrivando il corteo con lo sposo! Rapido conciliabolo con la moglie per organizzare il controllo delle figlie, per qualche minuto ci sarà un po’ di bordello nel cortile. Lo sposo arriva accompagnato da una moltitudine, in mano un mazzo di gelsomino. Con lui ci sono anche i due musici della prima sera. Incenso, fumo, urla, musica, canti. Fotografo ufficiale e operatore video. Piano piano lo sposo si avvicina a Chakra, le consegna il mazzetto di fiori, poi i due restano uno accanto all’altra mentre si scatenano le danze, se capisco bene sono danze di saluto della famiglia della sposa, ci sono tutti i fratelli e le sorelle di lei. Bello.




Saliamo in macchina, in otto bambini compresi, siamo parte del corteo, e ci diamo intensamente con il clacson. Linda, la nipote di Monia, dice che siamo la macchina più rumorosa. Il corteo di auto passa di fronte alla moschea di un villaggio vicino, come segno di augurio, poi in una decina di minuti arriviamo al villaggio dello sposo, ci sono parecchie case a due piani, molti degli abitanti lavorano in Francia, Monia lo descrive come un posto di brave persone, grandi lavoratori. Ci addentriamo nelle strade del villaggio, fino a giungere al cortile… che non è un cortile, è una piazza intera! 


La musica sfonda le orecchie, sembra un concerto dei Motorhead, ci saranno centinaia di persone, tutto il villaggio è presente, momenti di casino indescrivibile, qualcuno prova a sparare dei fuochi d’artificio, che cadono addosso alle persone… Urla, applausi, fischi, bambini. Gli sposi salgono sul palco, dove ballano entrambi sorridenti, e sotto di loro il solito bordello. 



Emerge prepotentemente la figura di un omone sui sessanta anni. Lo avevo già notato l’altra sera a casa della sposa, sembrava uno che la sapeva lunga, si esprimeva con gesti imperiosi, indicando agli altri dove andare, cosa spostare, da che parte passare. Pensavo che si esprimesse a gesti perchè tanto nel casino parlare è inutile. In realtà è muto. Ha un faccione simpatico, sorride sempre. Durante i concitati minuti che seguono l’arrivo degli sposi sotto il palco c’è un casino storico, entrambe le famiglie vogliono salire per ballare, ma non c’è posto per tutti, allora il magnifico si mette a gesticolare, tende il braccio per dare indicazioni, protesta, gesticola, polemizza. Come se qualcuno lo potesse ascoltare in mezzo a questo inferno di decibel. Un genio. Lo capiranno tra cento anni. 
 

 
Blanca è stanca morta, la musica è talmente forte che temo un po’ per i timpani delle figlie. Faccio ancora qualche foto, poi rientriamo a casa.
Buona fortuna, Chakra.
FINE

domenica 6 ottobre 2013

IN UNA PAUSA DEL MATRIMONIO

Stamattina ho fatto un giro per il villaggio, ma non l’ho visto, così ho chiesto a Monia di chiamarlo, che gli dicesse di passare da casa. Verso le 5 se ne arriva, così scendo al caffè e gli porto i biscotti che ho comprato per i suoi figli, e facciamo due parole. Dopo un po’ gli dico “ho trovato gente che rimpiange Ben Alì”, allora lui, che ha conosciuto il bastone del regime, mi dice “la rivoluzione non si è completata, ci sono uomini che avevano ruoli di responsabilità nel regime, e che hanno interesse all’instabilità, perché la stabilità porterebbe a dei processi nei loro confronti per i crimini che hanno commesso. Una rivoluzione riesce se porta ad un vero cambiamento del sistema, se la si pianifica, se i capi si fanno dei calcoli prima di cominciarla. Se si hanno almeno 80-90% di possibilità di riuscita si può fare, altrimenti occorre pazientare. Lo dice anche il Corano – se non ci sono tali condizioni le rivolte sono vietate! - dopo la rivoluzione del 2011 mi è capitato di parlare alla moschea dopo la preghiera del venerdì (è la più importante della settimana) ed ho detto queste cose, mi hanno mandato via! Cosa abbiamo ottenuto? Siamo passati da un ladro a 11 milioni di ladri! Ora non c’è il controllo, possono rubare tutti”

 

E lo dice uno che avrebbe molti motivi per gioire della fine del regime, che non aveva la mano tenera con chi era sospettato di essere un integralista.
Poi, senza preavviso, alza il vestito e mi mostra le cicatrici che ha sulle gambe, ricordo delle torture della polizia. Sono i segni degli accendisigari. Mi racconta, soprattutto a gesti, che lo hanno portato nei sotterranei del ministero degli interni a Tunisi (“là sotto c’era un odore terribile”), lo hanno appeso per le mani e picchiato giorno e notte, per una settimana. Interviene anche Nabil, il fratello di Monia, il quale mi racconta che il barbuto era talmente controllato che anche al suo matrimonio c’erano i poliziotti a sorvegliarlo. Nabil andò a prenderlo per portarlo ad una delle feste del matrimonio stesso, e la polizia li fermò “Ma non hanno mai trovato niente, perché io non facevo niente…”.
Il fatto dei controlli meno severi da parte dello stato è un discorso che ritorna nei discorsi delle persone, in effetti. Lo dice sia chi rimpiange il regime precedente, sia chi appoggia il cambiamento. Però il concetto di “controllo severo” è sempre questione di punti di vista, perché invece io resto colpito dal fatto che qui in banca si entra come in un qualsiasi negozio, che le porte delle gioiellerie sono aperte, che il traffico è una bolgia, quello si che è senza controllo, ma in questo nulla è cambiato.

martedì 1 ottobre 2013

LA SPOSA TUNISINA - GIORNO DUE


Il palco è stato allestito nel cortile di fronte la casa della sposa. Sul palco hanno portato il trono, sul quale lei siederà quando giungerà alla festa. Dall'altro lato è montato il mixer del deejay, partecipammo al suo matrimonio anni fa, lo andammo a prendere a casa con la nostra macchina. Ci riconosciamo subito a vicenda, la stretta di mano è vigorosa. Di fronte al palco è stato montato un finto vialetto, con finte fontane e finte piante.

 
 
 
Noi siamo qui da una mezz’ora. Le donne di qua, gli uomini dietro, come sempre. Proprio davanti al palco ci sono quattro anziane signore, tra le quali Habiba la mamma di Monia, sono un quadretto bellissimo; non mi faccio scappare l’occasione e le fotografo. La musica è fortissima, loro quattro stanno lì placide, come se niente fosse. Che belle!
Fino all’arrivo della sposa niente di rilevante, musica spaccatimpani, penso che a Pantelleria, che è a 100 km da qui, la sentano agevolmente. Tutti restano seduti; l’unico che balla sorridente è Youssef, il bimbo di Wassila. 


Anche oggi la sposa deve avere passato parecchie ore dalla parrucchiera/truccatrice, perché il trucco che esibisce quando arriva alla festa non lo si improvvisa tra amici in un quattro e quattr’otto… Chakra arriva con la macchina del Bresciano, le vanno incontro con l’incenso, lei percorre il finto vialetto che porta al trono, dove stasera siederà sola, la presenza dello sposo non è prevista. Oum Habiba, la mamma di Monia, la accompagna per mano. A fatica sale gli scalini, nel frattempo si scatena un po’ di putiferio, molti si sono alzati per ballare, mi pare siano soprattutto i parenti. Lei dopo un po’ si siede, muoversi dentro quell’enorme vestito non dev’essere facile. Lo si affitta dalla parrucchiera, la stessa che ti trucca e ti fa trucco e capelli per le varie fasi della festa. 


  


Si balla sia sul palco che sotto, sempre e solo donne per un bel po’; solo dopo una mezz’oretta due ragazzi si gettano nella mischia. E sono un casino bravi. Nel complesso lo spettacolo mi piace, la musica non è male; il deejay in questo periodo dell'anno – la stagione dei matrimoni - vive il suo momento di gloria professionale: a tratti prende il microfono e urla un po’: “Yalla! Yalla! Arussa! Arussa!” 
 

 
Si vedono evidenti differenze nell’abbigliamento delle ragazze, di alcune si vede solo il viso, altre sono all’occidentale, con la gonna nemmeno lunga. In alcune il Signor EmmeGi ravvisa le caratteristiche del pane fresco, buono come poche altre cose al mondo. Qualche altra ragazza è vestita in maniera molto vistosa, come dire, kitsch. Moni è seduta poco più avanti di noi, di fronte a lei una ragazza con il visto un casino triste, è un volto famigliare ma non ricordo chi sia. Scopro più tardi chi è e che cosa le è successo. Il fratello, un poco di buono che non può più sfogarsi sulla moglie che lo ha lasciato dopo avere fatto il pieno di botte, qualche mese fa l’ha picchiata con una bottiglia di vetro, lei ha una lunghissima ferita su un braccio. Ogni tanto passa qualcuno, mi saluta, mi stringe la mano, ci scambiamo un come va, poi se ne va; passa una bambina sconosciuta, viene a baciarmi, poi fa lo stesso con Blanca. Moni è vestita con un abito di Monia, nello stile locale, anche lei balla in piena mischia. 


La sposa scende dal trono e percorre avanti e indietro, con un viso non proprio felice, l’orrido vialetto finto a beneficio del cameramen e del fotografo ufficiale. Poi però balla contenta in mezzo alle amiche ed ai famigliari (ha 12 fratelli e sorelle!), certo che con quella maschera di cerone è quasi irriconoscibile, o meglio così conciata mi pare uguale ad altre spose già viste in altre feste. Nel frattempo i bambini hanno occupato il trono della sposa, una bimba ci si è seduta paciosa. Faccio ancora qualche foto, poi io e Blanca andiamo a casa per mano. E la musica va, ma s’interrompe poco dopo il nostro arrivo in camera. Una voce maschile fa l’elenco al microfono dei doni in denaro per la sposa, sento anche un tentativo di pronunciare il mio nome. Buonanotte alla sposa. (CONTINUA...)






venerdì 27 settembre 2013

LA SPOSA TUNISINA - GIORNO 1 - PARTE SECONDA


In realtà la sposa resta ben più del previsto dalla parrucchiera. L’allarme per andarla a prendere suona alle 16. Il minicorteo è formato dalla macchina del Signor Emmegi con moglie e figlie sul sedile posteriore, Monia, le sue nipotine Hanin e Kenza sul sedile anteriore; segue la Golf di un locale che lavora a Brescia; all’entrata di El Mida il minicorteo improvvisa un po’ di casino, dandoci di clacson il più possibile. 

 

La sposa è trasformata, è talmente truccata che sembra una diva di Bollywood . Arriviamo a casa sua producendo più decibel possibile con i clacson delle due auto. La famiglia la accoglie con il braciere dell’incenso, la musica, i tipici urli delle donne. Per un po’ si balla, essenzialmente le donne. Dopo un po’ ce ne andiamo brevemente a casa, a prepararci per il clou del pomeriggio, l’arrivo del corteo dello sposo. 
 

Improvvisamente un urlo: “arrivano!”, il corteo è comparso in fondo al rettilineo che porta al villaggio, tutti corrono fuori di casa. Il corteo è formato ad una ventina di auto, camionette, moto, camion, furgoni, e tutti che suonano, urlano, gridano, alzano lo stereo al massimo. Hanno portato tutti i doni della famiglia dello sposo. Si sono portati due musicisti che ci danno di piffero\trombetta e tamburo. 



Una volta che il corteo dei parenti dello sposo ha portato dentro l’oro e tutti i doni, per una mezz’oretta si scatenano le danze, sotto la regia del deejay, la musica pompa che è un piacere, unico maschio partecipante al ballo è lo sposo, viene rispettato lo schema “femmine di qua, maschi di là”, battitore libero il Signor Emmegi, con due macchine foto al collo. La Signora Gi partecipa alle danze. 
Nella calca incontro J., una donna che abbiamo conosciuto ragazzina nel 1992, molto studiosa, ci piaceva un casino. Purtroppo dopo tanto studiare si è sposata male, per meglio dire la sua famiglia l’ha fatta sposare male, ora è divorziata, dopo avere incassato un fracco di botte, il marito la picchiava anche in pubblico. Per lo meno lavorativamente le è andata meglio, ha un lavoro di responsabilità per il ministero dell'istruzione a Nabeul, da poco è stata promossa dirigente . Mi piacerebbe potere parlare un po’ con lei, avere il suo punto di vista sulla situazione del suo paese dopo la rivoluzione. 

 


 

Intanto in cucina fervono i preparativi per il cous cous collettivo, le signore che lo preparano sono un casino simpatiche, anche se non ci capiamo manco per niente. E' incredibile come siano riuscite a fare un cous cous così buono per così tante persone. Per primi vengono serviti i maschi, grandi e piccini, e le donne tutte sedute ai loro posti. Poi tocca a loro, e i maschi fuori dal cancello. 


 


Durante la cena la sposa viene condotta nella stanza dove sono stati accumulati i doni per gli sposi. Il Signor EmmeGi viene invitato a fare una foto. Ed esegue il compito con il consueto entusiasmo. Nel frattempo è arrivato un giovane uomo con cartellina, colui che registra il contratto di matrimonio, davanti a lui si siedono gli sposi e alcuni uomini, probabilmente i testimoni. Certo, in questa situazione siamo un pò delle mosche bianche (anche se molti ci sonoscono da anni)  non bisogna temere di essere al centro dell’attenzione e venire osservati, specialmente se si è donna, in quel caso la radiografia è pressochè continua.


Terminato il contratto, il corteo della famiglia dello sposo riparte al contrario, portando via verso la futura casa degli sposi tutti i doni, sia quelli portati da loro che quelli acquistati dalla famiglia della sposa, il corteo che porta i doni verso le auto è accompagnato dai due musici assoldati per l’occasione dalla famiglia dello sposo, che suonano a stecca. La sorveglianza della bambina dal nome spagnolo è come al solito ardua, la figlia tende a volere esplorare il mondo circostante, dimenticando regolarmente di avvisare i genitori dei suoi allontanamenti. Il Signor EmmeGi è contento della curiosità della figlia, ma dicesse quella parolina giusta al momento giusto!






Una volta che il corteo è ripartito scende la calma, insieme alla sera che viene. Monia ha trasferito la nostra quota di cous cous a casa, dove mangiamo in tranquillità, lontano ma non troppo dal casino della festa, che sento continuare dal balcone, dove sono uscito a scrivere. Per oggi basta così, solo Noa torna ancora alla festa dopo cena, per mano a Monia. (CONTINUA...)

mercoledì 25 settembre 2013

LA SPOSA TUNISINA - GIORNO 1 - PRIMA PARTE


La casa della sposa è vicina, credo un centinaio di metri. Già ieri sera si sentivano musica e canti provenire dalla casa della cugina di Monia, il cui matrimonio inizia oggi. Ora sono le 7 e mezza del mattino, ed è già da un po’ che il suono dei tamburi e il tipico urlo delle donne arabe riempiono l’aria del mattino. E’ proprio la musica classica del matrimonio, non quella moderna, con “inserti” di tecnologia. Vado in cucina e Monia mi spiega che ora stanno per sgozzare il vitello, per questo è già la festa a quest’ora. Habiba è già sul posto, con il suo blackberry… Che personaggio.
La musica è cessata, ora. Il vitello è cessato anche lui, immagino. Ora le donne cucineranno tutto il giorno per la festa di stasera. Verso le 8,30 Oum Habiba se ne arriva in cucina dicendo “Marcello oue?, Marcello oue?” (dov’è Marcello?), e mi porta il tipico pane caldo di qui, fatto nei forni artigianali che ci sono nei cortili di molte case.
 
Poco dopo Monia viene a chiedermi se andiamo insieme a prendere la sposa per portarla dalla parrucchiera. Chakra non ha più il papà, e Monia si fa carico di questo ruolo. La sua macchina è impegnata, quindi io faccio volentieri da autista. Blanca e Noa vengono con me. Quando arriviamo a casa della sposa, a ferro di cavallo su tre lati come è tipico delle vecchie case di qui, ci sono dei ragazzi che scaricano sedie di plastica da un camion, le donne che in un angolo puliscono con l’acqua le interiora del vitello che fu (una di loro mi chiede di fotografarla con la testa del vitello stesso); in un altro angolo il macellaio sta lavorando la carne e, accanto a lui sono seduti i due musicisti ingaggiati per l’occasione; uno suona il tamburo, l’altro una specie di trombetta\piffero che è lo strumento che rende tipica questa musica. 


Al momento però i due in pausa. Ovunque gente che va e viene, fuori dal cancello bambini che guardano. Saluto un po’ di persone, alcuni mi salutano affettuosamente, ma non ricordo chi siano. Vado a salutare Chakra, che mi mostra il frigo che ha comprato in vista del trasferimento nella nuova casa. Un ragazzo mi accompagna in una stanza, interamente occupata da oggetti che la famiglia della sposa ha acquistato per la famiglia che andrà a formarsi, io ingenuamente chiedo se sono regali, loro precisano che, appunto, sono cose che hanno comprato loro stessi. Una vecchina mi viene incontro, e mi riporta a salutare la sposa. Scoprirò poi che si tratta della mamma di Chakra, nel 1992 le feci una bella foto sotto un'immagine del presidente, che tutti erano invitati ad esporre. E' irriconoscibile, non riesco a credere che sia lei. Nel frattempo vado a prendere Blanca e Noa, che avevo lasciato in macchina pensando che saremmo partiti subito con la sposa. 

 
     La sposa in versione naturale

Poco dopo il nostro rientro in cortile riparte improvvisamente la musica, tutti smettono di fare ciò che stavano facendo e vanno al centro del cortile a ballare, la prima è proprio la vecchina, poi arriva anche la sposa, che balla al centro del gruppo. Poco dopo partiamo alla volta della parrucchiera, a El Mida. Chiedo a Chakra se è emozionata, mi dice che ancora è tranquilla. Starà dalla parrucchiera quasi 5 ore. E domani ci torna…
 

Quando torniamo al villaggio, Monia mi accompagna dal barbiere (devo essere in ordine per il matrimonio: ordini di scuderia...), arriviamo nei pressi della porta e lei lo chiama a voce alta, per non entrare (forse non può?) e gli spiega sommariamente cosa vorrei.
Il barbiere, un po’ come l’abitacolo del taxi, è un luogo deputato alle chiacchiere, un posto ove raccogliere il polso della situazione di un paese. Quindi comincio a pensare a come mettergli le domande che vorrei fargli. Ma ci pensa lui ad anticiparmi. Dopo qualche minuto mi guarda e mi dice “Io sono per Ben Alì!” Poi alza lo sguardo al cielo e ripete “Ah, Ben Alì!, quando c’era lui non c’erano tutti questi problemi…, tutto questo casino, c’era molto più ordine, mi viene voglia di andare in Francia e poi, se ritorna Ben Alì, torno anche io!” Mi chiede se so chi è Ghannouci, il leader del partito di Ennahda, che ha vinto le elezioni del 2011, le prime dopo la rivoluzione. Gli dico di si. Allora interviene il ragazzo a cui il barbiere sta tagliando i capelli “Sono dei terroristi! La Tunisia è tornata indietro di 50 anni! (il barbiere approva, a gesti). Anche a livello internazionale, la Tunisia ora sta a zero!, la Tunisia farà la fine della Siria, la guerra civile. Aspetta e vedrai!”.
Il barbiere lavora sulla testa del cliente, che alla fine massaggia molto energicamente, alla fine lui si alza e si lava la faccia nel lavandino. Poi se ne va verso un appuntamento con la sua fidanzata.
Dopo qualche minuto mi accomodo sulla poltrona, e lui comincia a lavorarmi. Il gesto nel passarmi il pennello con la schiuma sul collo prima di radermi è deciso, anche se mai rude. Decido di aspettare che finisca di farmi la barba per fare altre domande, il rasoio mi fa un po’ impressione, non sono abituato. Quando finisce di tagliarmi i capelli mi fa un massaggio alla testa di un paio di minuti veramente ma veramente forte, gli chiedo se fa parte del “pacchetto”, lui ride e mi dice di si, è un po’ il suo marchio di fabbrica, mi spiega. Poi mi indica il lavandino e mi dice “adesso ti lavi bene la faccia ed il collo, così ti togli i peli…”. Qui vanno per le spiccie, non ci sono cerimonie.
Pago 5 dinari (2,30 euro), di cui 2 sono di mancia. Uscendo penso alla scritta che fino a qualche tempo fa stava sul muro del cortile di un amico “Ordine è pane, disordine è fame”. Il barbiere di Oum Dhuoil approverebbe.
Domande su Ben Alì non ne ho più fatte.
(CONTINUA...)

LA SPOSA TUNISINA - GIORNO 0


Il Ramadan quest’anno è finito ad agosto inoltrato. Ciò ha significato il ritardo della stagione dei matrimoni, che di solito è appunto in quel mese. Perché durante il Ramadan non ci si sposa. In questi giorni è normale quindi vedere per le strade cortei di gente in auto o camionette, con musica sparata a tutto volume e clacson che vanno a distesa. Siamo qui da 5 giorni e quasi ogni sera abbiamo si sentito la tipica musica provenire da qualche casa del villaggio. La seconda sera siamo stati ad un matrimonio, questa sera pure, e per il fine settimana ne è annunciato almeno un altro, quello di Chakra, una delle cugine di Monia, la ricordo ragazzina nel nostro primo viaggio del '92, quindi oggi sarà fra i trenta ed i trentacinque. Si narra che sposi un bravo ragazzo, gran lavoratore “et gentil aussi”, ci ha detto lei stessa oggi pomeriggio, come a ricordarci che il fatto di trovare un marito che sia anche uno comporta bene non è scontato. 
 
Un corteo di auto matrimoniali  attraversa il villaggio di El Mida

Comunque sia, lo schema è questo: si arriva alla festa, le donne sono tutte schierate, sedute le une accanto alle altre con le bambine ed i bambini fino ad una certa età. I maschi sono a loro volta schierati per conto loro, in un altro settore. Tutti sono seduti, e la musica impazza ad alto volume, dal vivo se la famiglia è danarosa, altrimenti è registrata e c’è un deejay. Non sempre si balla. E comunque sia ballano solo le donne. All’arrivo degli sposi, anche qualche uomo si mette a ballare, ma di solito si tratta di qualcuno dell’entourage della coppia.
Io arrivo e comincio a chiedermi “e adesso dove mi metto?, vado con i maschi, sicuro che nessuno mi rivolge la parola? Che due palle… “O vado nel settore donne, così sto vicino a mia moglie, tanto in quanto straniero posso essere esentato dal regolamento? Però in questo modo chissà cosa penseranno gli uomini arabi di noi maschi occidentali?” Di solito decido che non decido, e me ne vado in giro per il cortile, con la scusa delle foto. In realtà così posso osservare meglio.
(CONTINUA...)

giovedì 19 settembre 2013

CARPE DIEM - QUELLI CHE COLGONO L'ATTIMO






 I colori di queste mattine all'alba sono meravigliosi. Bisogna essere svegli, ma anche "svegli", perchè lo spettacolo dura al massimo 5 minuti. Un attimo prima non c'è ancora, un attimo dopo non c'è più.


In Tunisia una sera c'è stato un temporale, un attimo prima che iniziasse a piovere solono salito sul tetto per acchiappare un fulmine, ci sono riuscito.

Certo che le mie foto sono cacca in confronto a cosa riesce a tirare fuori Marko Korosec. Uno che insegue fulmini e tornadi, e spesso li acchiappa. Andate a vedere, ne vale davvero la pena: http://www.weather-photos.net/gallery/index.php



mercoledì 18 settembre 2013