lunedì 7 aprile 2014

DOVE ERO RIMASTO? (pubblicato durante una scossa di terremoto)


12 gennaio, Kampala
Oggi giornata interessante. Luca sta girando un video sui rifugiati eritrei, girato tra l’Italia, l’Uganda, l’Etiopia, forse Israele. Lui si occupa di intervistare Benjamin, suo amico di lunga data, che vive a Kampala dal 2003, quando venne qui aspettando il visto per andare il Canada dalla moglie, emigrata l’anno precedente. Ma il visto non è venuto, e lui è rimasto qui. Ora sopravvive a Kabalaga, quartiere della movida di Kampala. 
Ho chiesto se potevo andare anche io a dare una mano, facendo riprese con la mia macchinetta. Siamo usciti verso le 11, Benjamin è arrivato poco dopo che Luca lo aveva chiamato, con gli occhi pesti di chi si è appena alzato dopo poche ore di sonno. Siamo andati a mangiare poco in un ristorantino etiope, dove il mio cavalletto è caduto in terra, sbattendo nel posto probabilmente più sensibile, così si è rotto. A nulla è servito andare a comprare la colla dagli indiani. Quindi siamo andati a cercare il Qat, erba eccitante che si mastica, in dosi elevate ha l’effetto delle anfetamine; qui come in tutta l'Africa orientale è parecchio diffusa, l’ho anche assaggiata ma non mi è piaciuta, troppo amara. (Cliccando QUI un interessante inchiesta sull'oro verde dell'Africa). L’abbiamo comprata in un posto apparentemente “de paura”: un minuscolo cortile in un vicolo, dietro una vecchia porta in ferro; c’era un gruppo di uomini impegnati in scommesse sul calcio europeo e su qualunque altra cosa, naturalmente sono stato oggetto dei loro sguardi, ma dopo poco tutto si è risolto in sorrisi e chiacchiere in tranquillità. L’apparenza inganna. 


Via di lì siamo partiti alla ricerca del posto adatto per il tipo di inquadratura che Luca aveva in mente, abbiamo girato un casino, intrattenuti dalla lingua sciolta di Benjamin con i suoi racconti di strada e che, tra le altre cose, ci ha illustrato la funzione degli asini nell’esercito eritreo, sostenendo che avrebbero meritato la decorazione degli alti comandi per avere impedito la dispersione delle truppe impegnate in guerra, assolvendo a quella funzione che spesso alcune signorine, appositamente portate sul posto, portano avanti per la truppa. Ecco, ho cercato di dirlo nel modo più soft possibile. Altre cose invece è meglio che non le riferisca, perché non si possono dire in maniera soft. 
Finalmente dopo lungo peregrinare siamo andati in un locale gestito da uno statunitense (avendo avuto la fortuna di essere stato più volte in America del Sud, ho imparato che “Americani” sono tutti quelli che vivono tra l'Alaska e la Patagonia); il locale ha un grande salone, buio al punto giusto per le nostre esigenze. Abbiamo impiegato oltre un’ora per fare le inquadrature con le due macchine, cercare le luci giuste senza trovarle tutte, andare a casa per cercare un lampada, trovare la porta chiusa, allora prendere in cortile un parabola da tv, tornare in mototaxi con la parabola fra me e l’autista ed i probabili sguardi stupiti che osservavano il Musungu passare con quella enorme padella, andando chissà dove e chissà perché. 
Giunti al dunque occorreva fare partire l’Hashisha, macchinetta da fumo con acqua ed aromi, che ci serviva per la riprese (Luca voleva un inquadratura piena di fumo), anche questo avvio è stato problematico, ho proposto di comprare un fumogeno da stadio e accenderlo sotto la sedia di Benjaminm. Proposta respinta all’unanimità. Finalmente siamo partiti con le riprese, io mi sono allontanato per lasciare che Benjamin fosse più libero di parlare in tranquillità. Dopo un po’ Luca si è accorto che aveva lasciato il microfono spento. Bestemmie. Pochi minuti dopo averlo acceso la sua macchina si è surriscaldata e quindi si è spenta. Invocazioni all’altissimo. Quando siamo ripartiti, i bambini in cortile hanno iniziato quasi subito a fare casino, registrazione interrotta e tentativo di corruzione dei bambini stessi “state zitti, poi vi dà mille scellini, Diu Faus!”. Dopo la ripartenza sono passati pochi minuti si è esaurita la batteria della mia macchina. Riprese rinviate a domani. Sembravamo Stanlio e Ollio. Diciamo che abbiamo fatto esperienza. Comunque sia mi è piaciuto giocare al documentarista. 
La successiva ora l’ho trascorsa ascoltando Benjamin (soprattutto), Luca ed il ragazzo gestore del locale conversare, si è spaziato dalla storia delle varie tribù africane alla corruzione nel governo kenyano, passando per la sconfitta italiana ad Adua, Hailè Selassiè, i gas dei fascisti in Etiopia, gli antenati di Benjamin che uccidevano i leoni con due coltelli come prova iniziatica, stregoni che ammazzavano bambini con lo sguardo, il recente attentato a Nairobi attribuito agli estremisti somali di Al Shabaab ma in realtà forse commesso per giochi di potere in Kenya. 


Benjamin è un pozzo di conoscenza, apparentemente, ma soprattutto è un fiume di parole; se Luca cercava di parlare un po’ con l’altro ragazzo, lui o continuava a parlargli sopra rivolgendosi a me, o si alzava in piedi per sottolineare la bontà dei suoi argomenti e riprendersi il pallino della conversazione. Un tipo. Luca sostiene che viaggia sul filo tra realtà e finzione. Rose dice direttamente che il 70% delle cose che dice sono balle.

Avevo appuntamento con Ronald alle 18, non è arrivato, non ha risposto al cellulare, non ha richiamato. Peccato.
Stasera compleanno di Katu. Cognati in loop sulla questione riprese, inquadrature, luci, saturazione, messa a fuoco, profondità di campo, batterie in ricarica costante. 
Pensavo di riproporre la questione fumogeno, poi ho lasciato stare.