sabato 8 febbraio 2014

IL MOMENTO PIU' ANIMALE


8 gennaio.
Stamattina sveglia alle 6,20 si parte alla ricerca dei leoni. Ci affidiamo ad un’organizzazione privata (http://www.uganda-carnivores.org/) gestita da un veterinario tedesco, la dritta ce l'hanno data alcuni amici di Luca incontrati a Kampala nei primi giorni. Non li ringrazierò mai abbastanza. Noi usciamo con una guida ugandese, James. Da una quindicina di anni hanno iniziato a posizionare dei radiocollari ai leoni dei questa zona del parco, ad oggi sono dieci gli animali dotati di collare, ognuno dei quali costa 500 dollari circa. La guida inizia la mattina con una raffica di parole, ci spiega i problemi di convivenza tra gli animali e le popolazioni locali, installate qui intorno da secoli per lavorare il sale, che viene estratto da un paio di laghi.

 

 Capita che i leoni uccidano del bestiame (mucche, capre), e la reazione a volte è il loro avvelenamento da parte della gente stessa, che qui vive molto a fatica, perché non si può coltivare nulla. D’altro canto, il leone fa molto meno fatica ad uccidere una mucca che un capra, più piccole, più lente, per nulla aggressive, se paragonate alle sue prede abituali; quindi il rischio è che impari a procurarsi cibo in questo modo, e questo sarebbe un casino. Inoltre la popolazione locale, che in generale sta aumentando (lui dice che l’Uganda è al primo posto per il tasso di incremento demografico) non riceve alcun indennizzo dal governo (con i soldi che quest’ultimo incassa dai permessi per gli ingressi nel parco) e questo complica ulteriormente le cose. 


James ha un’antenna con la quale captare i segnali, ogni animale ha una frequenza diversa così lui sa quale animale è più vicino; inoltre l'uscita con questa organizzazione consente l'uscita dalle piste, cosa che è vietata a tutti gli altri. Andiamo nella stessa zona di ieri. James si ferma ed accende lo strumento collegato all’antenna, che fa girare a destra e sinistra. 

Facciamo ancora qualche chilometro, poi ci fermiamo di nuovo. Io, Luca e la guida saliamo sul tetto, ed iniziamo a seguire i diversi segnali che captiamo. Quasi subito usciamo dalla pista, l’erba è alta più o meno come il grano da noi prima del taglio, dobbiamo fare attenzione ad evitare le zone con l’erba un po’ più verde perché potrebbero nascondere terra molle, con il pericolo di “piantarci”. 


Procediamo per un momento, poi James posa l’antenna e dice “ormai non devo più cercare il segnale, la vedi?” Io naturalmente non vedo una mazza. Ancora un po' di sforzo e ci arrivo anche io, è una leonessa stesa su un termitaio!
 

 
Ci avviciniamo, fino ad arrivare a qualche decina di metri. Lei sonnecchia, e non pare disturbata dalla nostra presenza. Stiamo lì fermi con il motore spento, a fare foto e commentare a bassa voce, non si sa mai. Giriamo larghi intorno al termitaio, James comincia a brontolare nei confronti dell’autista, che “è un taxista di città e non sa guidare qui”. Passiamo di nuovo davanti alla leonessa, ma dall’altro lato, riesco a fotografarla meglio. Che figata, se penso all’ammasso di auto e gente di ieri, per poi vedere un attimo un leone a 100/150 metri! 


Si ricomincia a fare girare l’antenna, e ripartiamo sempre viaggiando nell’erba, navighiamo in mezzo agli Ugandan Kob, cugini dei caprioli che qui sono a centinaia, un po’ più lontano si vedono anche i bufali, alla nostra destra c’è una zona un po’ più bassa, infatti l’erba è tutta verde; il panorama è bello, ci sono cespugli rotondi della larghezza di una decina di metri, ogni tanto un albero. 



Sono tre i maschi che stiamo cercando, James è sicuro di avere captato il segnale di due di loro, mano a mano che ci avviciniamo aumentano i brontolii verso l’autista il quale, come scopriremo dopo, nel frattempo ha paura dei leoni, tiene il finestrino chiuso, poi lo abbassa per ascoltare le nostre indicazioni sulla rotta da seguire, poi lo tira di nuovo su, e dice a Rose “questi leoni non sono mica capre… io ho paura!”. Dopo una lunga navigazione nella savana James ci dice che siamo arrivati, a terra c’è un bufalo morto, ma io non vedo niente. “Dritto davanti a noi!”, dice lui. Io dico che l’ho visto, ma non è vero. Poi lo vedo, anzi li vedo, sono due maschi!! Entrambi si stanno riposando all’ombra di due cespugli. Questa notte hanno ucciso il bufalo, iniziato a mangiarlo, ora sono sazi e respirano a fatica. Siamo a circa 20 metri. Non ci dobbiamo muovere, né parlare forte, che emozione. Non ho nemmeno paura, anche se in teoria…
 


Al piano di sotto l’autista suda freddo, anche se non fa ancora così caldo, “Ma cosa ci faccio qui, io voglio tornare dai miei bambini...”. James ci racconta che il bufalo non era nemmeno vecchio, come avviene spesso. Quindi ucciderlo non deve essere stato facile, abitualmente uno dei due leoni salta sulla schiena della preda mentre l’altro lo azzanna alla gola. Quando la vittima cade in terra, uno dei due predatori “lo apre” dall’ano, a quel punto fuoriescono le budella ed il gioco è fatto. E così viene sfatato il mito femminista della sola leonessa che procura il cibo per tutti.
 

Su un albero poco lontano si sono appollaiati due avvoltoi, ma per un paio di giorni ancora non gli sarà permesso partecipare al banchetto. I due leoni alterneranno riposo ed alimentazione, riposo ed alimentazione.

 

Ci allontaniamo, facciamo un giro lungo e poi torniamo sulla scena di caccia, questa volta siamo ancora più vicini ad uno dei due, chiamato “Papà”, saremo a circa dieci metri. Sento forte l’emozione, ma non ho paura, probabilmente la prima supera la seconda e la nasconde, perché i motivi per cagarmi sotto ci sarebbero tutti. 


Decisamente un momento non degno della lega dei prudenti (che infatti mi espelle pochi giorni dopo, vedi QUI). Facciamo ancora qualche foto, James tira fuori un pezzetto di carta e si segna i dati dell’avvistamento. Così, come se fosse al bar davanti ad un birra, e non seduto sul tetto di un minibus a dieci metri da un leone maschio… Stiamo lì fermi qualche minuto, poi ce ne andiamo, passando ancora un attimo a fare visita all’altro leone, che però è più infrattato con la testa dentro al cespuglio, e non ci degna di un solo movimento. In realtà ci spostiamo di poco, giusto il tempo di arrivare in uno spazio relativamente aperto, abbastanza distante dai cespugli, per scendere con calma dal tetto del minibus dove abbiamo passato l’ultima ora. 


A quel punto mi rilasso, e diciamo a James che vogliamo tornare, siamo più che soddisfatti così. Incrociamo parecchi minibus, jeep e mezzi vari carichi di turisti che fanno il giro che abbiamo fatto ieri.
 

Sapendolo prima, è molto meglio risparmiare i soldi del giro normale, perché in questo, oltre a vedere davvero i leoni, si vedono anche tutti gli altri animali, e meglio perché si è nella savana e non confinati sulle strade. Questa organizzazione è davvero strepitosa.
PER CONTATTARLI: la loro base è nella penisola di Mweya, cinque minuti sopra l'imbarco per la navigazione sul canale Kazinga. Ludwig Siefert tel +256(0)791779442 -
James Kalyewa tel +256(0)791492245; il sito è: http://www.parksadventure.com/

VIDEO BESTIALE

Una montaggio artigianale di video girati nel Parco Queen Elizabeth

martedì 4 febbraio 2014

DUE GIORNATE BESTIALI - Parte Seconda


(SEGUE DALLA PRECEDENTE) Al pomeriggio andiamo a fare la navigazione sul Kazinga Channel, che unisce il lago Edward ed il lago George. E' una figata assoluta. Vediamo tantissimi animali, da vicino, perchè la barca si accosta alla riva dove sono spaparanzati decine di ippopotami, bufali, qualche coccodrillo, e poi elefanti, aquile bianche sugli alberi, tanti tipi di uccelli. Ci sono parecchie ossa, perchè qui di notte la vita incontra la morte. Tre ore di bellezza. Un trionfo di clic.







  



 



 






sabato 1 febbraio 2014

DUE GIORNATE BESTIALI - Parte prima.

Ai tempi della mia ragazzinitudine la parola "bestiale" era molto in voga, indicava qualcosa di bello, intrigante. Poi fu spazzata via da "figo", e tanti saluti.
Ho pensato che fosse adatta per descrivere le due giornate passate nel Parco Queen Elizabeth, nelle quali abbiamo visto un casino di bestie. Ed è stato figo. O bestiale.
7 gennaio

"Oggi ottima giornata di animali. Stamane tutti svegli alle 6 circa, partiamo con la guida per andare a cercare bestie. Torniamo sulla strada principale, subito incrociamo un ippopotamo che ci traversa la strada, sta sicuramente tornando verso il Kazinga Channel dopo avere pappato erba per tutta notte.
 
 

 

 

Ed appena arrivati all’asfalto un altro fa la stessa cosa, e colpisce di più perché l’asfalto dà più l’idea di modernità. Giunti al posto deciso dalla guida giriamo per un’ora abbondante (parte della quale io la passo sul portapacchi del minibus, tanto andiamo piano e così vedo e fotografo meglio); ad un certo punto vediamo un assembramento di auto ferme a bordo strada, c’è sicuramente qualcosa; infatti avvistiamo due teste di leone che sbucano appena dall’erba alta. Passa un po’ e non succede niente, così ripartiamo e giriamo ancora un po’, per poi ritornare al posto di prima, dove l’assembramento si è infoltito, ci sono 7/8 minibus, jeep, land rover eccetera.
 

La scena è un po’ paradossale: i mezzi occupano per intero la pista, sono puntati in entrambe le direzioni, insomma è un ammasso, con gente che si sporge dai finestrini, è in piedi per la strada, è in piedi sul tetto di un mezzo, tutti guardano ansiosamente e puntano binocoli e obiettivi più o meno preziosi nella direzione dei leoni ( stravaccati nell’erba a farsi le digestioni proprie) che non si vedono, ma si immaginano. 
Giù in basso, a bordo strada e nel fosso che corre parallelo, ci sono alcuni uomini vestiti di stracci che tagliano l’erba, la guida ci aveva spiegato che viene fatto per evitare che gli animali compaiano di colpo sulla pista senza essere visti in anticipo da chi guida. Il contrasto è stridente.
 



 Il ritorno verso il campo e la colazione avviene in un trionfo di polvere, che entra da ogni fessura ed interstizio del minibus, quando arriviamo siamo tutti di un colore solo."

Dopo colazione andiamo a riposare, io con scarso successo. Anche all'interno del campo è pieno di animali, al mattino si vedono in giro mucchi di cacca notturna di origine elefantiaca, per andare dal ristorante verso la casa dove dormiamo "è bene avere la pila, e non lasciate andare le bambine da sole". Esco a fare un giro e incontro alcuni facoceri, stanno brucando l'erba sulla pista del piccolo aeroporto. Mi avvicino tantissimo, sono brutti come la notte nera, ma un casino simpatici" (CONTINUA)


 

mercoledì 29 gennaio 2014

TRA PAULINA E LA REGINA, E ALLA FINE ANCHE IL RE.


Il mattino dopo la festasa prepariamo tutto e lasciamo l'albergo, passiamo ancora a salutare Paulina e le sorelle di Rose. C'è ancora il tempo di giocare a rimpiattino con una Signora che fa finta di non volersi fare fotografare, ma poi mi allarga dei sorrisi grandi così quando la inquadro. E' tornata anche una zia di Rose, ha un foulard in testa, fotografo anche lei. 


 

 

Facciamo la classica foto di gruppo (dalla quale si nota come almeno un paio di elementi bianchi della famiglia non siano proprio entusiasti di stare lì fermi a guardare uno che scatta a ripetizione...). 


 

Quando stiamo per partire Paulina ci regala una canzone, che nei giorni successivi più volte risuonerà all'interno del minibus in giro per l'ovest Uganda. 
Traversiamo una zona con straordinari paesaggi, sono piantagioni di thè. Mi viene la voglia di tornare qui, fermarmi almeno una notte ed andare a fare foto alle piantagioni nella luce del mattino. La polizia stradale ci ferma 7 volte in un paio di ore. Mai ci viene chiesto un solo scellino. “Perchè ci siete voi Musungu”, ci dice l'autista. Altrimenti la regola non scritta dice 2000 scellini. Una volta i poliziotti ci chiedono un passaggio(!?). In realtà sono molto gentili, nel tratto in cui loro sono a bordo con noi stiamo appunto traversando la zona del thè, e si sprecano le esclamazioni, tra le quali naturalmente “Mamma mia!”. Allora il poliziotto che mi siede accanto inizia a chiedermi se siamo spagnoli o italiani e si chiacchiera un po'. Prima di scendere fanno due coccole alle bimbe e se ne vanno, di bianco vestiti. 



Arriviamo al Parco Queen Elizabeth (intitolato alla sovrana britannica dopo una sua visita al parco decenni orsono) abbastanza tardi, l'ultimo tratto di asfalto è disastroso e poi c'è una pista sterrata piena di buche e polvere. Siamo alla penisola Mweya, vicino al lago Edward, diviso a metà fra Uganda e Repubblica Democratica del Congo. Alloggiamo in una casa all'interno di un campo, finalmente l'autista ha una camera per lui, ho scoperto da poco che a Ibanda ha dormito nel minibus. Subito usciamo con una guida, ma il giro è abbastanza deludente perchè mi aspettavo di vedere più animali. Ci fermiamo in un poverissimo villaggio sulle rive del lago dove da secoli lavorano il sale. In acqua ci sono parecchi Ippopotami, e riesco a coglierne un paio che si fronteggiano con la bocca spalancata. La mia contentezza risale subito.
  


L’avvenimento della giornata arriva alla fine: stiamo rientrando da un giro pomeridiano con una guida, ormai è quasi buio e siamo a poche cento metri dalla sbarra del campo. Un urlo di Rose “Stop! Lion!!”, l’autista si ferma e torna indietro, Blanca chiude il finestrino anziché aprirlo, ma non si è sbagliata lo ha fatto intenzionalmente; nella penombra sulla sinistra della strada, a dieci quindici metri, si vede benissimo la sagoma del leone maschio. 

E’ un momento di brividi, la guida fa spegnere il minibus, le luci, le bocche, tutto. Il leone, che ha scosso la criniera e guardato per un attimo nella nostra direzione quando ha visto che il minibus ha fatto retromarcia, resta fermo per un attimo, poi cammina parallelamente alla strada, e sparisce nella vegetazione bassa. 

Ripartiamo, ma per tutta la sera ne riparleremo, le bambine sono eccitate e spaventate ad un tempo. Chi sogna il leone e la mattina dopo è ancora lì che ne parla. Chi chiama la mamma a metà notte perchè la vuole nel letto con sè.

Tutti siamo impressionati, non ce lo aspettavamo. Quanti minuti insignificanti viviamo nella nostra vita abituale, quella di tutti i giorni, quella delle abitudini? Quanti minuti della nostra vita passata siamo in grado di isolare con la memoria? Anche questo momento dura un minuto, ma è uno di quelli che ci ricorderemo.