sabato 10 gennaio 2009

NOTIZIE DALLA STRISCIA

Il missile cercava la sinagoga. E la trovò. Solo che dietro al muro della sinagoga c’era la loro casa. La loro stanza. Il muro andò giù, abbattuto dal missile. Andò giù su di loro, che stavano dormendo. Passarono dal sonno da cui ti svegli a quello da cui non ti svegli più. Erano cinque, la più vecchia aveva 17 anni, la più piccola 4. Cinque Sorelle. Tutte morte.

La striscia di Tel Aviv da tempo era un inferno. L’assedio di Hamas durava da anni, sempre più duro; ogni tanto gli toglievano, la luce, l’acqua. Lavoro praticamente non ce n’era più. Era impossibile uscire dalla striscia per andare a lavorare in Palestina. I pescatori non potevano nemmeno uscire in mare con le barche per procurarsi da mangiare. Vietato. Ai check point i soldati arabi erano inflessibili, brutali. Non si passava, a volte, nemmeno per portare i malati negli ospedali palestinesi. Neanche i bambini. Che quindi morivano lì.

I bambini, già. Nella guerra in corso centinaia di bambini israeliani erano già morti. Si diceva che un mort osu tre di quell'ultima guerra fosse un bambino. Qualche giorno prima Hamas aveva tirato un missile su una scuola dell’ONU, dove centinaia di israeliani si erano rifugiati, pensando di essere al sicuro, a casa della Nazioni Unite. 40 morti. Civili. Quelli di Hamas hanno detto che “sospettavano” che nella scuola si nascondessero due membri dell’organizzazione militare che combatteva contro di loro. Ma non era vero, non c’erano. I morti invece si. Poi Hamas ha ammesso l’errore. A funerali avvenuti.

Ai fratelli israeliani della Transpalestina non andava molto meglio. Gli arabi stavano costruendo un muro che divideva le famiglie, divideva le case dai campi, i figli dai padri, le persone da loro lavoro, i villaggi dai villaggi. Poi i soldati andavano nelle case vicino al muro e dicevano agli israeliani che erano lì e non se ne volevano andare: “se rompi le palle, ti mando qui vicino un isrealiano che collabora con noi; lui spara qualche colpo in aria verso la terra araba, così noi abbiano la scusa per venire qui ed abbattere la tua casa…”. E poi gli arabi costruivano abusivamente colonie nella terra che avrebbe dovuto essere degli israeliani. Si piazzavano lì e non se ne andavano più. “E chissenefrega se questa terra dovrebbe essere loro, adesso ci siamo noi”. E lo stato degli arabi faceva finta di non vedere; si, ogni tanto mandava i soldati a sgombrare qualche colono, ma era più un atto simbolico.

Paradossalmente, gli israeliani assediati avevano una sola speranza: il nuovo presidente degli U.S.A. (United States of Arabia), un tipo appena eletto che sembrava un po’ più aperto dell’idiota che c’era stato negli ultimi anni. Gli U.S.A. da sempre bloccavano qualsiasi iniziativa che cercava di limitare l’aggressività degli arabi, i quali, forti di questa protezione non si facevano alcuno scrupolo in nome della sicurezza, della guerra al terrore, come dicevano loro. Era giusto quell’idiota che aveva inventato quello slogan. E tutti lo avevano poi usato negli ultimi anni per giustificare qualsiasi porcata.

Certo, gli israeliani avevano nel tempo creato alcune organizzazioni militari che combattevano gli arabi, ma le loro forze erano del tutto ridicole rispetto a chi avevano di fronte. Tiravano dei vecchi missili nel territorio arabo, e purtroppo ogni tanto facevano centro. E allora nel mondo si alzava un coro di proteste contro “quei terroristi”.

L’esercito degli arabi invece, quando decideva di intervenire, non faceva centro solo ogni tanto. Faceva centro sempre.

Cosa volete sapere? Se colpiva i bambini o i paramilitari? Perché, che differenza c’è?


Mi scuso per non avere trovato una foto delle cinque sorelle israeliane uccise da un missile. Non è successo, per fortuna. Quindi la foto non c'è. In mancanza d’altro ho messo la foto della cinque sorelle di Gaza uccise dall’esercito israeliano nei giorni scorsi.




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