Dice che Obama è stato l'uomo dell'anno 2008. No, non mi frega niente. Io spero che sia l'uomo dell'anno del 2009, 2010, e avanti così. Oggi tutti a gioire per l'arrivo di Obama. No, non mi frega niente. Oggi gioisco perchè Giorgino lo sciocchino (sciocchino armato, purtroppo) si è tolto dalle palle.
E il vero uomo dell'anno 2008 è lui. Muntaner Al Zeidi. Lui che ha fatto ciò che molti nel mondo avrebbero voluto fare. Lui che ha tirato la scarpe allo sciocchino.
Dice il popolo che quest'anno nevicherà 23 volte. 23 come il giorno di novembre quando ha nevicato la prima volta. Per ora siamo ad 11. Questa volta ne è venuta parecchia. Le foto nascono dalla fortunata combinazione tra neve fresca e luna piena.
Il missile cercava la sinagoga. E la trovò. Solo che dietro al muro della sinagoga c’era la loro casa. La loro stanza. Il muro andò giù, abbattuto dal missile. Andò giù su di loro, che stavano dormendo. Passarono dal sonno da cui ti svegli a quello da cui non ti svegli più. Erano cinque, la più vecchia aveva 17 anni, la più piccola 4. Cinque Sorelle. Tutte morte.
La striscia di Tel Aviv da tempo era un inferno. L’assedio di Hamas durava da anni, sempre più duro; ogni tanto gli toglievano, la luce, l’acqua. Lavoro praticamente non ce n’era più. Era impossibile uscire dalla striscia per andare a lavorare in Palestina. I pescatori non potevano nemmeno uscire in mare con le barche per procurarsi da mangiare. Vietato. Ai check point i soldati arabi erano inflessibili, brutali. Non si passava, a volte, nemmeno per portare i malati negli ospedali palestinesi. Neanche i bambini. Che quindi morivano lì.
I bambini, già. Nella guerra in corso centinaia di bambini israeliani erano già morti. Si diceva che un mort osu tre di quell'ultima guerra fosse un bambino. Qualche giorno prima Hamas aveva tirato un missile su una scuola dell’ONU, dove centinaia di israeliani si erano rifugiati, pensando di essere al sicuro, a casa della Nazioni Unite. 40 morti. Civili. Quelli di Hamas hanno detto che “sospettavano” che nella scuola si nascondessero due membri dell’organizzazione militare che combatteva contro di loro. Ma non era vero, non c’erano. I morti invece si. Poi Hamas ha ammesso l’errore. A funerali avvenuti.
Ai fratelli israeliani della Transpalestina non andava molto meglio. Gli arabi stavano costruendo un muro che divideva le famiglie, divideva le case dai campi, i figli dai padri, le persone da loro lavoro, i villaggi dai villaggi. Poi i soldati andavano nelle case vicino al muro e dicevano agli israeliani che erano lì e non se ne volevano andare: “se rompi le palle, ti mando qui vicino un isrealiano che collabora con noi; lui spara qualche colpo in aria verso la terra araba, così noi abbiano la scusa per venire qui ed abbattere la tua casa…”. E poi gli arabi costruivano abusivamente colonie nella terra che avrebbe dovuto essere degli israeliani. Si piazzavano lì e non se ne andavano più. “E chissenefrega se questa terra dovrebbe essere loro, adesso ci siamo noi”. E lo stato degli arabi faceva finta di non vedere; si, ogni tanto mandava i soldati a sgombrare qualche colono, ma era più un atto simbolico.
Paradossalmente, gli israeliani assediati avevano una sola speranza: il nuovo presidente degli U.S.A. (United States of Arabia), un tipo appena eletto che sembrava un po’ più aperto dell’idiota che c’era stato negli ultimi anni. Gli U.S.A. da sempre bloccavano qualsiasi iniziativa che cercava di limitare l’aggressività degli arabi, i quali, forti di questa protezione non si facevano alcuno scrupolo in nome della sicurezza, della guerra al terrore, come dicevano loro. Era giusto quell’idiota che aveva inventato quello slogan. E tutti lo avevano poi usato negli ultimi anni per giustificare qualsiasi porcata.
Certo, gli israeliani avevano nel tempo creato alcune organizzazioni militari che combattevano gli arabi, ma le loro forze erano del tutto ridicole rispetto a chi avevano di fronte. Tiravano dei vecchi missili nel territorio arabo, e purtroppo ogni tanto facevano centro. E allora nel mondo si alzava un coro di proteste contro “quei terroristi”.
L’esercito degli arabi invece, quando decideva di intervenire, non faceva centro solo ogni tanto. Faceva centro sempre.
Cosa volete sapere? Se colpiva i bambini o i paramilitari? Perché, che differenza c’è?
Mi scuso per non avere trovato una foto delle cinque sorelle israeliane uccise da un missile. Non è successo, per fortuna. Quindi la foto non c'è. In mancanza d’altro ho messo la foto della cinque sorelle di Gaza uccise dall’esercito israeliano nei giorni scorsi.
Questa notte un vecchio cacciatore vedrà un pezzo della sua terra staccarsi e diventare iceberg, il vecchio capitano di una petroliera non chiuderà occhio per colpa di un segnale sospetto sul radar, un soldato di leva imbarcato su un sottomarino nucleare esprimerà il desiderio di tornare a casa guardando una stella cadente, una donna vedrà la sua casa distrutta da quella che sembrava una stella cadente, un bambino resterà immobile per non svegliare il mostro sotto il letto, un altro resterà immobile per non svegliare il mostro dentro il suo letto, un uomo penserà che i tre mesi dati dal dottore sono scaduti ieri e scoppierà a ridere, un profugo sbarcherà su uno scoglio in mezzo al mare pensando di essere arrivato in europa, un uomo troverà l'anima gemella su una chat, a sua insaputa l'anima in questione sarà maschio, sposato e padre di tre figli, una donna salterà dentro la casa in fiamme per salvare il suo cane, un cane salterà dentro la casa in fiamme per salvare la sua padrona, un disoccupato difenderà la sua casetta dalle ruspe di chi vuole costruire un grattacielo di trentacinque piani, l'operatore del numero verde di una nota azienda alimentare darà consigli di culinaria a dodici insonni, dodici milioni di pescatori tireranno le reti, mille di loro pescheranno quanto tutti gli altri, un uomo sarà ripreso da una telecamera mentre svaligia un caveau, un altro sarà ripreso da una videocamera mentre legge il suo testamento, milioni pregheranno per la pace, miloni per il raccolto, comunque troppi per il provino al reality, centomilioni sentiranno uno strano scricchiolio, dieci milioni penseranno ad un ladro, due milioni alla casa che crolla, venti di questi ultimi avranno ragione, migliaia di ragazzi dormiranno sotto il poster di un cantante, per centinaia di loro sarà marilyn manson ed avranno gli incubi, migliaia dormiranno sotto il ritratto di un leader religioso, per alcuni di loro sarà hassan nasrallah e faranno buona compagnia alle centinaia di prima, un minatore troverà un diamante da novanta carati e lo consegnerà al suo capo da cui ritirerà una paga di nove dollari, un uomo ripenserà al risultato delle elezioni e si chiederà come avrà fatto il suo avversario a organizzare i brogli meglio di lui.
Da parecchi anni volevo esserci. Una volta all'anno i vicini fanno la festa al maiale. Questa volta, anche se solo per un'ora e mezza, ci sono andato, e ho fatto qualche foto. Urla, bestemmie, sbuffi, tensione, risa, rutti, prese in giro, collaborazione. Ambiente grezzo ma sincero.
Un’eroica squadra di Monteleprini, composta dal sergente Danna e dal soldato Galetti (nella nostra repubblica non ci sono ufficiali, qualcuno ci prova ma nessuno lo caga) ha provveduto oggi, dotata dei soli strumenti dell’ingegno, al ripristino della linea telefonica del soldato Galetti, interrotta da alcuni giorni a causa dei fenomeni meteorologici degli scorsi giorni. Praticamente abbiamo riannodato i cavi, dato un giro di nastro isolante e fissato tutto ad un albero.
I fenomeni della Telecom, quelli sono anni che li aspettiamo per mettere a posto la linea, i cui cavi sono piuttosto “volanti”, in tutti i sensi.
Avrei voluto vedere la faccia della tipa del 187 quando le ho telefonato con voce da John Wayne e le ho detto: “senti, pupa, dì pure ai tuoi scagnozzi che possono restare al saloon a cazzeggiare, quassù a Monte Lepre il guasto ce lo siamo riparato da soli!”.
(Nella foto: un momento dei lavori, si intravede il ruvido volto del Sergente Danna)
L’ho sentito l’altra sera alla radio, piangeva, all’inizio non riusciva a parlare. E la gente mandava messaggi in redazione “sono in macchina, mi sono fermato, e piango anch’io”, “sono ferma, non entro al supermercato, voglio sentire tutto quello che dice”, “io quasi piangevo ogni volta che lo sentivo parlare al telefono con voi, in tutti questi mesi, figuratevi se non piango stasera”.
L’ho seguito per tutti questi mesi, da febbraio, quando era partito da Lima in Perù.
Diretto a Sydney, in Australia.
A remi.
Da solo.
Un pazzo.
Tutti i venerdì quelli di Caterpillar gli telefonavano. Era un appuntamento che ho sempre cercato di non perdere, e spesso ho guardato il suo sito, letto i suoi racconti che scriveva dalla sua barchetta solitaria in mezzo al Pacifico. Ho messo un link con il suo sito su questo mio blog. Non gli ho mai mandato un messaggio. Ma era quasi uno di famiglia. Mi sono affezionato.
Vi segnalo due articoli comparsi su "Riforma", settimanale barbetto, che parlano del viaggio in Argentina ed Uruguay al quale ho partecipato. Articolo UNO Argentina Articolo DUE Uruguay Ciao.
Siamo arrivati a San Ramirez a pomeriggio inoltrato. Faceva un caldo terribile, 37 gradi secondo il termometro della macchina. E non era ancora estate. I padroni di casa ci sono venuti incontro, e con loro alcuni maialini, qualche gallina, un tacchino. Il marito si è affrettato a spazzare lo spazio sotto il grande albero dove ci saremmo riuniti da lì a poco, ma non è riuscito a toglierle tutte, le cacche secche che facevano da tappeto. Dopo qualche minuto è arrivato un pick up con una quindicina di persone sopra, tutte donne e bambini. Allora ci siamo andati a sedere sotto il grande albero, in cerchio.
Ed hanno cominciato a raccontare, quelli di San Ramirez, nella provincia di Entre Rios, in Argentina. Fino a qualche anno fa nella zona coltivavano cotone; poi il prezzo del cotone è crollato, e l’ultimo anno non hanno venduto niente.
Allora sono arrivati quelli. A San Ramirez non sanno chi sono, non sanno chi c’è dietro. Quelli hanno offerto una via d’uscita. Comprare o affittare il loro “campo”, (qui da noi la chiameremmo campagna, qui da noi dove ogni nostra vacca guadagna un euro al giorno dall’Unione Europea, più di quel miliardo su sei che vive con un dollaro al giorno) una fonte di guadagno sicura, un po’ di respiro. E così è comparsa la soia. Ora ci sono migliaia di ettari coltivati a soia in Argentina. Viene quasi tutta esportata. (L’Argentina produce 8 volte il proprio fabbisogno alimentare. Ma in quindici anni sono morte 450.000 persone per cause legate alla fame). Solo che la soia ha bisogno di più spazio, sempre di più, ancora di più. E allora quelli fanno tagliare il bosco. E allora non piove più, e allora fa più caldo di prima, e allora, e allora, e allora. E poi la soia viene coltivata a livello industriale. E allora quelli fanno spargere pesticidi. Con dei grandi trattori. Qualche volta con gli aerei. Che non sempre sono precisi nell’aprire e chiudere il rubinetto del veleno. E allora la gente di San Ramirez si ritrova delle ustioni sulle braccia o in altre parti del corpo. E allora i bambini di San Ramirez hanno malattie strane, allergie, problemi a respirare. E allora a San Ramirez il veleno finisce sopra gli orti, sopra agli animali, sopra a tutto e tutti.
E se anche quelli di San Ramirez protestano, nessuno li considera. Hanno solo da andarsene dal campo, adesso che non è più loro. Hanno solo da andarsene e finire nella sterminata periferia di Buenos Aires a fare gli emarginati a vita.
Quante San Ramirez ingrassano il mondo ricco e ne pagano le spese?
La Chiesa Valdese del Rio de la Plata gestisce nella zona di La Paz e San Gustavo il progetto “mujeres campesinas”, per aiutare le donne contadine a restare nel loro ambiente naturale, dando loro conoscenze per l’autosostentamento, per un’alimentazione equilibrata, per l’allevamento animale non intensivo, per reimparare a farsi un orto, ad utilizzare le piante medicinali che si trovano nel bosco.